2011/02 Incontro con il MOVIMENTO SEM TERRA del Brasile

Il Brasile dopo Lula. Bilancio di un decennio di cambiamenti e prospettive nel contesto della nuova America Latina

Janaina Stronzake

Janaina Stronzake, 32 anni, è una dirigente del MST (fa parte del coordinamento nazionale) dello stato di  Rio Grande do Sul.
Si è occupata a lungo di scuole, formazione, cultura. Attualmente si trova nei Paesi Baschi, inviata da Via Campesina, per un master sulla cooperazione internazionale.
La sua famiglia di origine è del Parana ed è tutta impegnata nel MST. Suo padre Francisco è uno dei fondatori della COPAVI, la cooperativa dello zucchero importato da Yabasta e che anche il GAP di Spinaceto  sta distribuendo.

Introduzione: La primavera dell’America latina è un processo che va avanti ormai da diversi anni ed ha prodotto profonde modificazioni nello scacchiere internazionale, abituato a vedere il sub continente come giardino di casa degli USA che potevano usarlo a loro piacimento per depredarne le risorse e garantirsi mercati sicuri per i loro commerci. La maggior parte dei paesi ha preso le distanze dagli Stati Uniti e ha cominciato a percorrere un cammino nuovo fatto di sviluppo interno, dignità, cooperazione con gli altri paesi dell’area, nuove identità nazionali. In questo contesto ha giocato un ruolo non secondario il Brasile di Lula, un determinante punto di riferimento. Approfittando della presenza a Roma di Janaina abbiamo voluto cogliere l’occasione per scambiare punti di vista e capire meglio la nuova realtà brasiliana, con le sue luci ed ombre, potendo disporre di informazioni dirette e non mediate delle agenzie nazionali ed internazionali,  che hanno interesse a filtrare le cose scomode e diffondere solo ciò che è funzionale all’establishment. Abbiamo voluto anche conoscere meglio la situazione dei Sem Terra e rafforzare il sentimento di solidarietà internazionalista che ci lega.

Domanda: Quali sono le prospettive dell’America latina oggi e qual è il ruolo del Brasile?

Risposta: In America latina da diversi anni è in corso un processo caratterizzato dall’avvento al potere di una nuova sinistra, che ha catalizzato anni di lotte e di speranze ed ha impresso un ritmo nuovo a tutto il continente. E’ una situazione che ha determinato una svolta nella scena politica internazionale. L’ALBA (Alleanza Bolivariana per l’America latina e Caribe), Nuestra America, il coordinamento delle sinistre al potere ha determinato un nuovo scenario regionale, di cui il Brasile di Lula è stato un asse portante, assieme al Venezuela di Chavez ed altri.  E’ in atto un processo rivoluzionario che va avanti ed il Brasile è seriamente intenzionato a proseguire su questa strada. Il Brasile ha preso posizione in maniera chiara e coraggiosa per esempio sulla questione dell’Iran, sul clima, contro il golpe in Honduras, a favore di Venezuela e Cuba, e per la crescita di UNASUR, l’Unione Sudamericana delle Nazioni, una sorta di UE del subcontinente. Per tutte queste questioni il Brasile ha anche a più riprese ricevuto larvate minacce dagli USA, per bocca della Clinton. Ciò nonostante il Brasile non abbandonerà la strada intrapresa.

D: Ci racconti in breve chi sono i SEM TERRA?

Movimento dos trabalhadores rurais Sem Terra

R: Il MST   nasce nel 1984 come organizzazione dei campesinos, che sono coloro che producono l’80% degli alimenti che si consumano. Il movimento ha tre obiettivi principali: distribuzione della terra a chi la lavora, riforma agraria e trasformazione della società. Dal 1984 il movimento è cresciuto fino ad organizzare due milioni e mezzo di campesinos in quasi tutto il paese, suddivisi fra asentados, cioè con una collocazione stabile, e acampados, cioè occupanti di terre. Fino ad oggi sono stati recuperati circa 120 milioni di ettari di terreni improduttivi. Le linee guida su cui il movimento si è mosso sono: occupazione delle terre abbandonate, organizzazione del lavoro cooperativo, produzione agro – ecologica, educazione e cultura, in altre parole una diversa qualità della vita.   A partire dagli anni ’80 – ’90 da mano a mano che cresceva il latifondo improduttivo, in parallelo cresceva anche la coscienza dell’importanza della terra per la produzione di alimenti oltre che per il lavoro. Durante il periodo della colonia con i portoghesi il latifondo produceva zucchero dalle monoculture e i lavoratori erano ridotti in stato di schiavitù. Dopo quasi 500 anni con l’agrobusiness il processo è esattamente lo stesso. MST crede nella funzione sociale della terra articolata in: alimenti per vivere, condizioni di lavoro degne, rispetto dell’ambiente.  MST fa anche parte di Via Campesina, il movimento mondiale che raccoglie al suo interno 168 organizzazioni di 80 paesi. Per fare un esempio di come operiamo, mentre dopo il terremoto di Haiti il governo brasiliano ha inviato i militari a supporto dei soccorsi, MST assieme a Via Campesina ha inviato operatori per aiutare i contadini a riprendere l’attività e in un’ottica di sovranità alimentare.

D: Da dove nasce il successo di Lula e che farà Dilma?

R: Al momento di lasciare la presidenza Lula godeva di un approvazione popolare altissima, il 90%. Il suo successo è dovuto in parte alla identificazione della gente in lui, un ex lavoratore, ma anche alla sua politica che ha avuto aspetti interessanti: dopo 500 anni di povertà e di assenza di welfare il Brasile ha potuto sperimentare per esempio il sistema di borse di studio per le famiglie con figli studenti, l’obbligo per le mense scolastiche di acquisto dei generi alimentari dai piccoli contadini della zona (e questo ha generato una solidarietà reciproca fra scuola e contadini e rafforzato il processo di sovranità alimentare) e l’attenzione alla cultura popolare con l’istituzione di numerosi punti culturali nelle città, nelle campagne, per gli indigeni, per gli afro discendenti. Dilma di sicuro seguirà la scia di Lula. I governi di Lula hanno avuto però anche delle ombre: i maggiori benefici li hanno avuti le banche, le multinazionali e tutto ciò che ruota intorno all’agro business. I suoi governi hanno navigato in equilibrio fra il capitale e i poveri. Nell’ottobre scorso, in occasione del ballottaggio, c’è stata una grossa mobilitazione a favore di Dilma e contro il candidato del Partito Socialdemocratico José Serra, per continuare a coltivare speranze ma non illusioni. Lula e il PT hanno sempre avuto un’attenzione verso i movimenti sociali riconoscendoli come legittimi. In cambio la destra ha avuto nei confronti dei movimenti un approccio fatto di repressione e pallottole.

D: Esiste un capitalismo nazionale in Brasile?

Janaina Stronzake e Maurizio Messina

R: Il capitalismo nazionale è nato attorno al 1930, quando era presidente Getulio Vargas. Con il passare del tempo sono arrivate le multinazionali che hanno via via occupato tutto lo spazio economico possibile, restringendolo per il capitale nazionale, che per sopravvivere ha cambiato pelle, entrando a far parte delle società multinazionali, vedi ad esempio Gerdau, che ha il monopolio del ferro e della siderurgia, e Petrobras per il petrolio. Tanto per dare un dato dimensionale del fenomeno, oggi in Brasile ci sono circa 300.000 latifondisti e 120.000 imprese capitalistiche che operano all’interno di multinazionali. Praticamente non esiste un’impresa nazionale che opera come tale. Per fare un altro esempio L’Associazione Brasiliana dell’Agrobusiness è composta dai latifondisti locali, dalle multinazionali del settore come la Nestlè e la Monsanto, dalla banca BBV (spagnola) e dal colosso dei media Rede Globo.

D: Che cosa ha fatto il governo in questi anni sul fronte economico?

R: Il governo è intervenuto in maniera netta per favorire una nuova politica economica, operando sui tassi di interesse, varando leggi per attrarre il capitale internazionale, privatizzando in maniera massiccia  in tutti i settori:  la siderurgia, la produzione di petrolio (Petrobras), quella dei semi, le strade, l’elettricità (Electrobras), le telecomunicazioni (Telebras).  I capitalisti brasiliani hanno goduto di un periodo straordinario ed hanno fatto profitti a piene mani come non mai. Lula non è un comunista, la sua politica è stata quella di un negoziato costante con il padronato, cercando di garantire un equilibrio fra capitale e lavoro. Anche le imprese pubbliche, come quelle della ricerca, sono lanciate verso la conquista di mercati, collaborando con le multinazionali. Si veda come esempio la ricerca sulla canna da zucchero transgenica da esportare in Africa o sull’etanolo.

D: La questione indigena. Quali sono i rapporti fra gli indigeni e il governo e fra gli indigeni e il MST?

R: Il piano del capitale è di estendere l’agrobusiness meccanizzando al massimo l’attività di produzione in modo tale da avere terre senza contadini, allo stesso modo si pensa di applicare il modello anche all’Amazzonia, ricca di legname pregiato da vendere nei mercati del nord del mondo, di materie prime nel sottosuolo, di acqua, di piante medicinali da sfruttare per la produzione di farmaci. La presenza degli indigeni è un ostacolo che per il capitale va rimosso, progettando un’Amazzonia senza indios, da sfruttare per il sottosuolo e per installarvi allevamenti intensivi di bestiame e coltivazioni di soia transgenica. Il governo non è d’accordo con queste posizioni però cerca di mediare in maniera da tutelare sia gli indigeni che gli interessi delle imprese. C’è da aggiungere che il governo Lula ha anche progettato una grossa diga per la costruzione di una centrale idroelettrica che devasterà il territorio degli indigeni, che dovranno essere spostati altrove. Su questo è in corso una lotta durissima, che non è chiaro come finirà. Il MST rispetta gli indigeni, con loro c’è un rapporto di cooperazione, sia noi che loro facciamo parte di Via Campesina, abbiamo gli stessi nemici. La terra che MST ha strappato al latifondo è tutta al di fuori dell’Amazzonia, noi non siamo presenti nei tre stati che compongono l’Amazzonia, non a caso.

D: Qual è il rapporto fra MST e l’ambiente in generale

R: Noi siamo molto rispettosi dell’ambiente naturale e siamo molto preoccupati per le degenerazioni che possano alterarne l’equilibrio. Faccio alcuni esempi. Il Brasile è diviso dal punto di vista naturalistico in diverse zone omogenee: c’è il bio sistema serrado, nel nord del paese, molto fragile, ricco di acqua, dove i contadini vivono di pesca e frutta ed in cui si stanno  cercando di dilatare piantagioni di soia intensiva; il bio sistema pampa, anch’esso fragile, dove non c’è molta vegetazione ma c’è molta acqua, in cui i contadini coltivano riso e ortaggi, ed in cui le multinazionali stanno piantando alberi di eucalipto perché crescono rapidamente ma con le loro radici prosciugano l’acqua, ed infine la foresta atlantica, sulla fascia costiera, dove vogliono piantare coltivazioni intensive di canna da zucchero. Queste tre zone stanno in equilibrio fra loro e non bisogna alterarne le caratteristiche. Se crolla l’ecosistema crolla tutto.    Noi vogliamo preservare l’ambiente naturale incentivando la produzione locale in un’ottica di sovranità nazionale.

D: Sinistra e destra nelle recenti elezioni presidenziali. Apparentemente la corsa a tre era limitata a candidati di sinistra o di centro sinistra. Ma dov’era la destra? Possibile che non fosse rappresentata?

R: Dei tre candidati Dilma rappresenta il PT, il Partito dei Lavoratori, sicuramente di sinistra, pur con tutti i limiti che ho già illustrato. Noi abbiamo votato massicciamente per il PT, anche se non siamo interni ad esso. José Serra, candidato del Partito Socialdemocratico, è l’esponente della destra più retriva e del blocco sociale conservatore, anche se il partito si chiama socialdemocratico. Marina Silva, candidato dei Verdi, è una persona di sinistra ma i Verdi in Brasile non sono come quelli europei, di verde non hanno niente, si ammantano di false parole d’ordine di difesa dell’ambiente ma dietro ci sono forti interessi delle imprese multinazionali, alcune delle quali hanno finanziato la campagna elettorale di Marina, che usano l’ambiente per avere vantaggi economici come la registrazione di brevetti industriali per lo sfruttamento della flora.

La domanda corretta sarebbe: dov’era la sinistra?

Intervista: Maurizio Messina, foto Carlo Tarantola

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