A PROPOSITO DI ELEZIONI GRECHE….

La grande vittoria di Syriza nelle elezioni del 25 gennaio scorso ha molteplici ricadute e non solo per la Grecia. E’ un risultato epocale perché è una vittoria limpida della sinistra alternativa, anti-liberista, anti-capitalista, in un momento di crisi profonda, non solo economica, in Grecia ed in tutto il mondo. Costituisce una speranza per i popoli di tutta Europa e per le organizzazioni che rifiutano le ricette della BCE e della Troika, sponsorizzate dalla Merkel ed una precisa indicazione: ribellarsi è giusto, ribellarsi è possibile. Dalla crisi non si esce necessariamente a destra.
Dimostra che è possibile uscire a sinistra, pur in presenza di pesantissimi ricatti, senza rincorrere le destre reazionarie e xenofobe quando non dichiaratamente fasciste (Alba Dorata in Grecia, Le Pen in Francia, Lega Nord in Italia, ecc…) che soffiano sul fuoco.
La necessità di costituire in fretta un governo in linea con le proposte di Syriza della campagna elettorale, per dare un segnale immediato di cambiamento, ed il diniego incomprensibile ed ottuso del KKE a formare la coalizione, ha costretto Tsipras ad allearsi con il partito conservatore ANEL, visto che non poteva certo prendere in considerazione i partiti che hanno firmato l’odioso Memorandum della Troika e generato e diffuso le politiche di austerità. Sarebbe stato un pessimo segnale.
Certamente non siamo contenti di questa alleanza, che riteniamo potenzialmente pericolosa, ma oggettivamente non c’erano altre alternative percorribili. ANEL ha sicuramente posizioni brutte su una serie di temi importanti, a partire dall’immigrazione, ma è sicuramente contro la politica economica della UE e contro i sacrifici imposti al paese ed oggi la partita è certamente quella della politica di austerità. Le altre verranno dopo.
I primi passaggi del governo greco vanno sicuramente nella direzione giusta: aiuti immediati alle famiglie povere, riassunzioni dei licenziati dai governi precedenti su input della Troika, blocco alle privatizzazioni del porto di Pireo e di Salonicco, attribuzione di cittadinanza a tutti i figli di migranti nati in Grecia, il ripristino della contrattazione collettiva. Il tutto condito dall’espulsione della Troika dal paese.
Detto questo, tutto bene allora?
Certamente no. Syriza ha vinto le elezioni, ma la battaglia è ancora tutta aperta, per vincerla non basta respingere il diktat della troika, ma avviare un nuovo modello di produzione, di consumo, di organizzazione della società, diverso da quello attuale, perché se si continueranno a fare le stesse cose non servirà a molto. La Germania, la BCE di Draghi non hanno perso tempo a ricattare il governo greco, mettendolo con le spalle al muro. Per questo, mentre aspettiamo un analogo risultato dalle elezioni in Spagna in autunno, dobbiamo sostenere la Grecia con tutta la nostra solidarietà militante, Tsipras non va lasciato solo, altrimenti corre il rischio di essere sconfitto.
Ma il risultato delle elezioni greche serve anche a noi ed impone alcune riflessioni.
Intanto la vittoria di Syriza non è un evento fortuito, ma deriva da anni di costruzione del conflitto sociale e di pratiche diffuse di solidarietà e autorganizzazione. Da noi il conflitto sociale non c’è. Ci sono lotte anche eroiche per la difesa dei territori, dei diritti, del lavoro, ma sono isolate e pertanto non mordono e non aprono un’inversione di tendenza. Renzi ed il suo governo sono i più efficaci esecutori di quelle politiche neo liberiste che strangolano il nostro paese e che hanno strangolato la Grecia. Le lotte dell’autunno, pur significative ed entusiasmanti, sembrano esaurite, con la CGIL che ha battuto in ritirata, forse la Camusso è stata richiamata all’ordine dopo aver osato troppo contro il governo. L’elezione mediatica del nuovo Presidente della Repubblica ha contribuito alla stasi della politica. E la sinistra, quella vera, la nostra, non quella parolaia dei convegni, non ha prodotto azioni concrete e tanto meno risultati. Dobbiamo uscire rapidamente da questa stasi, recuperando capacità di proposta e soprattutto di organizzazione delle lotte, vecchie e nuove. Diversamente saremo condannati a presentarci alle elezioni chiedendo un voto che potrà essere solo di opinione, non ancorato quindi ad un radicamento ed un rapporto forte con le masse che intendiamo rappresentare. Oggi possiamo dire a voce alta che se ce l’ha fatta la Grecia ce la possiamo fare anche noi, non siamo solo degli inguaribili sognatori che immaginano un mondo inesistente.
L’altra considerazione è il rischio che oggi tutti vogliano saltare sul carro del vincitore, com’è prassi in Italia, secondo un affermato fenomeno di trasformismo. Intellettuali, partiti, pezzi di sindacato, intellighenzie varie si sono subito sbracciati a informarci che stanno con Tsipras. Pare incredibile che anche qualcuno nel PD oggi plauda alla Grecia, continuando a stare in un partito largamente inquinato da fenomeni di corruzione e malaffare, probabilmente più profondi e diffusi di quanto finora la magistratura abbia messo in luce ed evitando accuratamente di votare contro le oscenità proposte in Parlamento. Ma anche SEL, che pure ha contribuito all’affermazione della lista L’Altra Europa alle passate elezioni europee, salvo prenderne le distanze subito dopo, sta guardando messianicamente alla sinistra PD (sic!) per costruire un aggregato che sarebbe solo una SEL più grande, senza precisi riferimenti all’alternatività alle politiche neo liberiste ed a tutto il PD che le incarna, ma cercando di rimanere con il piede in due scarpe per decidere all’ultimo minuto con chi schierarsi. I riferimenti alla Grecia per questi compagni sembrano davvero un vestito indossato per fare bella figura.
Allora, che fare? Facciamo la Syriza italiana. Syriza è uno dei fondatori del Partito della Sinistra Europea assieme a Rifondazione e fa parte del GUE nel Parlamento Europeo. Credo che Rifondazione debba essere l’ossatura di questa nuova aggregazione politica che dovrà avere caratteristiche chiare di alternatività: anti liberista, contraria alle politiche di austerità praticate dalla UE delle larghe intese ed in Italia alternativa al PD in ogni contesto, acclarato che questo partito ormai viaggia verso destra a vele spiegate in ogni situazione, dal governo nazionale ai municipi, un’aggregazione che metta al centro la piena occupazione, la giustizia sociale, lo sviluppo del welfare e la riconversione ambientale dell’economia, a tutti i livelli. Per fare questo più delle parole servono i fatti, la gente si aspetta risultati, non chiacchiere. Massima apertura a chiunque voglia farne parte e massima inclusività ma non a tutti i costi, dobbiamo accettare qualsiasi compagno di viaggio voglia fare questo percorso con noi a prescindere dalla provenienza, ma sulla base della condivisione degli obiettivi e delle modalità per raggiungerli, in ogni contesto.

MM

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