Risposta a Il Messaggero: “Spinaceto il fortino dello spaccio”

 

La mia risposta alla giornalista de Il Messaggero autrice dell’articolo “Spinaceto il fortino dello spaccio”.
 
Maurizio Messina

Risposta a Il Messaggero: “Spinaceto il fortino dello spaccio” 

Abbiamo letto non senza stupore l’articolo pubblicato con molto risalto su Il Messaggero di domenica 26 gennaio, a firma della signora Raffaella Troili, nel quale abbiamo rilevato, a parte il titolo oltraggioso per chi vive nella zona, una serie non indifferente di informazioni false o parziali che l’autrice evidentemente non si è curata di appurare. Ma andiamo con ordine.

Cominciamo dal tono apocalittico del titolo: “Spinaceto il fortino dello spaccio” e dell’articolo. Spinaceto non è Scampia e neppure il Bronx dei film, l’autrice se ne sarebbe accorta se solo si fosse degnata di farci un salto.

Il “palazzaccio dei murales”, di proprietà pubblica, è sicuramente degradato, degrado ascrivibile alle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi vent’anni ed è stato pieno di sporcizia, perché l’AMA, nonostante le ripetute sollecitazioni, non si è mai degnata di raccogliere l’immondizia, intervenendo finalmente solo poco tempo fa su input del municipio; le manutenzioni necessarie a rendere fruibile qualsiasi immobile non sono mai state fatte e non vengono neppure sostituiti i tubi al neon esauriti, favorendo quindi una certa oscurità, così come spesso sono spenti per settimane i lampioni che illuminano la strada.

In queste condizioni è facile che ci possa essere qualcuno che ne approfitta, ma questo è vero dappertutto, non solo a Spinaceto. Nell’articolo l’autrice, che cita soggetti inesistenti sul territorio o autoreferenziali, senza nessuna rappresentanza, e non meglio identificate signore, omette però di dire che il “palazzaccio dei murales” è invece la frontiera avanzata contro la tossicodipendenza e la disgregazione sociale, grazie all’attività e ai soggetti che quotidianamente lavorano alla luce del sole per impedire la deriva morale e lo sfascio culturale. Il cinquantenne conosciuto come “il barone” è uno di quelli che si danno da fare per allontanare i ragazzi più deboli dall’eroina.

Non sa, perché non c’è stata, che oltre ai negozi citati, c’è la sede molto attiva del nostro circolo, il Gruppo di Acquisto Popolare, con la coda di persone che vengono a fare la spesa, l’Unione Inquilini, che tutela gli abitanti delle case popolari, c’è una palestra popolare molto frequentata, le ripetizioni gratuite per studenti bisognosi, un’associazione culturale (dovrebbe venire le sere d’estate fra concerti e cineforum), ci sono i Comitati di lotta territoriali, dai Rifiuti Zero al No Corridoio (autostrada Roma Latina). Ma queste cose non le può sapere chi non si cura neanche di verificare la veridicità delle cose che scrive e questo si evince anche dal fatto che le foto pubblicate sono vecchie di anni: quei disegni non ci sono più da molto tempo.

Insomma, nonostante ciò è stato scritto, in quel palazzaccio si lavora, c’è vita, si recupera, si fa intervento sociale e politico. L’articolista ignora cosa è stato quel manufatto negli anni, le battaglie fatte da chi lì ci lavora sul serio, senza mire di potere, per dare dignità a quel luogo. Ignora quanto è stato faticoso allontanare e tenere lontani i veri criminali, quelli veramente agitati e non ciondolanti, come ha scritto sul giornale.

Ma questo non importa a chi opera non per fare inchiesta ma solo per infangare. Magari con il malcelato obiettivo di indurre alla distruzione purificatrice di quella zona del peccato, per poi passare alla costruzione di un nuovo e bel centro commerciale, meglio se edificato da qualche costruttore che è anche editore di giornali.

Invitiamo l’autrice dell’articolo e chiunque sia interessato ad una buona e corretta informazione a fare un giro insieme nel luogo di perdizione per discutere serenamente sui problemi del quartiere.

Il segretario del Circolo di Rifondazione Comunista di Spinaceto
 
Maurizio Messina

 

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