L’articolo 53 della Costituzione Italiana nel ventennio del trionfo neoliberista

L’articolo 53 della Costituzione Italiana nel ventennio del trionfo neoliberista

Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 53: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

La tassazione diretta, cioè quella realizzata con un prelievo coattivo direttamente sui redditi del contribuente, secondo la nostra Costituzione dovrebbe essere informata a un criterio di progressività: chi è più ricco è tenuto a contribuire più di chi è povero alla fiscalità generale, quella che serve per garantire a tutti i cittadini servizi essenziali come sanità, istruzione, sostegno al reddito, trasporti, cura del territorio etc.

Come si realizza questa progressività in Italia, e come è mutata nel ventennio del trionfo neoliberista? Proviamo ad analizzare le tabelle dell’IRPEF con cui i contribuenti hanno pagato e pagano le tasse e studiamo le variazioni delle aliquote.

Partiamo dalle aliquote IRPEF della dichiarazione dei redditi 1995 (redditi realizzati nel 1994)

Scaglione Reddito da lire Fino a lire Aliquota
1 1 7200000 10,00%
2 7200001 14400000 22,00%
3 14400001 30000000 27,00%
4 30000001 60000000 34,00%
5 60000001 150000000 41,00%
6 150000001 300000000 46,00%
7 Oltre 300000000 51,00%

Le aliquote sono effettivamente progressive, l’aliquota più alta è cinque volte la minima e tra le due c’è una distanza di 41 punti percentuali.

Vediamo come sono cambiate dopo nove anni  con le aliquote IRPEF 2004 (redditi 2003)

Scaglione Reddito da euro Fino a euro Aliquota
1 1 10329 18,00%
2 10329,01 15493 24,00%
3 15493,01 30987 32,00%
4 30987,01 69721 39,00%
5 Oltre 69721 45,00%

In una decina d’anni l’aliquota minima, quella pagata dai ceti meno abbienti, è quasi raddoppiata, quella pagata dai più ricchi è diminuita di 6 punti percentuali, la distanza tra i due estremi è scesa a 27 punti percentuali.

Passiamo al 2008 (redditi 2007), anno in cui le aliquote furono nuovamente modificate e corrispondono a quelle attualmente in vigore.

Scaglione Reddito da euro Fino a euro Aliquota
1 1 15000 23,00%
2 15000,01 28000 27,00%
3 28000,01 55000 38,00%
4 55000,01 75000 41,00%
5 Oltre 75000 43,00%

L’aliquota minima è cresciuta ancora: le fasce di reddito più basse ora subiscono una tassazione diretta addirittura del 23%, il 130% in più rispetto ai primi anni ’90!

Anche la fascia di reddito successiva, quella che potremmo definire medio-bassa ha subito un peggioramento consistente, dal 22% al 24% al 27%.

La fascia di reddito più alta ha invece visto un abbassamento costante dell’aliquota, dal 51% al 45% al 43%.

La distanza tra l’aliquota massima e minima nei primi anni ’90 era di ben 41 punti percentuali, dal 2008 è dimezzata, passata a 20 punti percentuali. Oggi un ricco paga di tassazione diretta solo il 20% più di un povero.

A fronte di questa diminuzione di progressività della tassazione diretta, abbiamo subìto una crescita costante della tassazione indiretta. La tassazione indiretta solo apparentemente è uguale per tutti, anzi, è decisamente iniqua e regressiva, perché, ad esempio, le accise sul carburante che fanno costare la benzina 1,75 euro e il gasolio 1,65, non pesano allo stesso modo su chi guadagna 1.550 euro al mese e deve fare il pieno di una utilitaria e su chi guadagna 10.000 euro e deve fare il pieno di un macchinone da 40.000 euro. Per il primo una spesa in carburante di 200 euro al mese significa  il 13% dello stipendio, per il secondo la stessa spesa significa il 2%.

I governi Monti e Lettalfano hanno entrambi alzato di un punto l’IVA, la principale tassa indiretta che colpisce allo stesso modo, cioè iniquamente, lavoratori con redditi bassi e professionisti, imprenditori e dirigenti con redditi alti e altissimi. L’ultimo punto di aumento IVA è stato imposto nei giorni del balletto indecente “il-governo-cade-il-governo-non-cade”, ennesima arma di distrazione di massa, con i telegiornali e i pennivendoli tutti appresso alle turbe del grande evasore condannato e alla sceneggiata dei falchi-colombe. Eppure per evitare l’ennesimo aumento dell’IVA sarebbero stati necessari da 1,6 a 1,8 miliardi di euro, una cifra relativamente piccola, considerando le spese enormi e assurde che questi governi continuano a caricare sui contribuenti, dagli armamenti alla TAV. Ma soprattutto: se proprio non si poteva rinunciare a qualche cacciabombardiere, non sarebbe stato più equo alzare di uno o due punti percentuali le due aliquote IRPEF più alte, quelle che colpiscono i redditi dei più ricchi, e che erano state abbassate ancora nel 2008, all’inizio della crisi economica? Era Monti, ricordiamolo, a ripetere come un mantra la parola “equità”. Ecco come l’hanno realizzata nei fatti, senza differenza alcuna tra gli ultimi tre governi della Repubblica, anzi, con nudificante continuità.

Massimo Sabbatini

Partito della Rifondazione Comunista, Circolo “A. Burocchi”, Spinaceto

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