Io sto con gli studenti

Chi come me ieri non si è perso nessuna delle manifestazioni che si sono svolte in città ha potuto di sicuro fare le stesse considerazioni che vado a descrivere.

Corteo della CGIL.  Nonostante la scarsa preparazione nei giorni passati, in linea con la deriva PD-ista di Camusso,  ieri il corteo è riuscito, anche se in piazza c’erano per lo più quadri sindacali e pochi lavoratori. I pezzi più consistenti erano lo SPI (pensionati) e la FLC (scuola). Pochi metalmeccanici.
Ma l’atmosfera era decisamente compassata, direi quasi rassegnata, ad eccezione di qualche spezzone di situazioni di crisi ad alto rischio, come l’IDI, che urlava la propria rabbia. E’ come se da una parte la volontà di manifestare lo sdegno di fronte a quanto il “nostro” governo Monti, la UE, la BCE stanno facendo contro le masse lavoratrici, si fosse scontrata con la consapevolezza che poi tanto non succede niente. Quasi un mettersi a posto con la coscienza: “ noi lo sciopero europeo lo abbiamo fatto, come chiedeva la CES”. Alla fine in piazza Farnese non è rimasta tantissima gente, molti hanno approfittato per sciamare in Campo dei Fiori.

Di tutt’altro genere la manifestazione degli studenti.  Molto più numerosa, almeno tre volte l’altra, molto combattiva e partecipata, gioiosa ma al tempo stesso determinata.  La composizione era prevalentemente giovanile (diciamo proprio 14 – 15 anni), ma con le idee chiare, per lo meno sulla fase politica e sulla sciagurata politica del governo.  Presenza massiccia di scuole secondarie, pochi universitari, accompagnate spesso dai professori, dal personale non insegnante ed in diversi casi anche dai genitori.
Si notava anche una spiccata autoorganizzazione degli spezzoni delle scuole. Striscioni di tutte le dimensioni fatti rigorosamente a mano con slogan creativi, ma che avevano tutti in comune un nome che è tutto un programma e che ha stimolato la fantasia: Profumo.
I famosi “scudi” che alcuni giornali hanno riportato come strumenti atti ad offendere (e quindi preparati allo scontro) non erano altro che rettangoli di plexiglas che riportavano titoli di libri, ormai divenuti un simbolo in tutte le manifestazioni studentesche da due anni a questa parte.  Ho visto sfilare tutto il corteo dall’inizio alla fine e non c’erano bastoni in circolazione, né altri strumenti di offesa, solo qualche fumogeno, che notoriamente non offende.
In coda al corteo degli studenti c’erano i COBAS.  Non molto numerosi. In piazza Venezia i due cortei si sono divisi: i COBAS hanno tentato di contrattare senza riuscirci un ingresso a via del Corso,    mentre gli studenti hanno diligentemente proseguito verso il Campidoglio ed oltre.  Fin qui tutto tranquillo, chi ha visto sfilare il corteo non ha visto passamontagna, visi truci, o anche solo baveri alzati, ma invece visi aperti, facce sorridenti e tanta voglia di esserci, come diceva una vecchia canzone di Pino Masi.

Che non fossero preparati agli scontri si evince dal fatto che quando ci sono state le cariche indiscriminate della polizia l’autodifesa (quando c’è stata) si è concretizzata con il  lancio di pietre o altro materiale trovato sul posto e dalle botte che si sono presi. Se vai preparato agli scontri non ti fai imbottigliare e pestare a sangue.
Peccato, perché, di nuovo si parlerà a lungo solo degli scontri e non sulle sacrosante ragioni della protesta, magari se non ci fossero stati gli scontri i giornali non avrebbero neanche fatto passare la notizia delle migliaia di studenti in piazza.

In questo paese la libertà di stampa è finta, come è finta  la libertà di espressione: la stampa e le TV di regime o di gruppi industriali  sottopongono volutamente a censura preventiva le notizie o al più passano le veline della polizia o del governo dei cialtroni. Da notare l’enfasi dato al presunto “casco rotto” del poliziotto a Torino: era rotto il plexiglas della visiera, non il casco. Solo oggi sono cominciate a filtrare le foto delle assurde e gratuite percosse di polizia e carabinieri. Tanta violenza aveva lo scopo neanche tanto nascosto di impressionare giovani e giovanissimi in modo che la prossima volta se ne stiano a casa ed evitino la piazza.

Anche sulle presunte infiltrazioni nel corteo ad opera di elementi estranei e violenti, da quello che si è potuto vedere, se infiltrati ci sono stati (e non si può escludere) sono di provenienza delle cosiddette forze dell’ordine. Ma a fronte di attacchi indiscriminati si può criticare chi prova a difendersi?
Il governo vacilla e come sempre quando la politica è carente o assente lo stato ricorre alla violenza come surrogato, in modo da impressionare la cosiddetta opinione pubblica, opportunamente disinformata dagli organi di (dis)informazione. Vedi anche le esternazione del coccodrillo Napolitano o il silenzio dei “magnifici” candidati del circo delle primarie, alla disperata ricerca di qualche benedizione papale.

Io credo che a questo movimento, pur con tutte le fragilità del caso, bisogna dare fiducia, è un movimento cosciente, a difesa della scuola pubblica e della conoscenza,  per una cultura che non sia di classe. Non mi pare poco. E’ ancora presto per capire se metterà le radici o se scomparirà fra un po’, ma noi, l’opposizione sociale vera, abbiamo bisogno di movimenti di massa che non deleghino ai teatrini e ai salotti televisivi la difesa delle proprie istanze, ma prendano in mano il proprio destino e lottino a viso aperto  per una società radicalmente diversa, basata su valori profondi, non una sbiadita riedizione di esperienze passate o, peggio ancora, di copertura a sinistra di politiche neo liberiste.
Maurizio Messina

14 novembre 2012 Roma RIOT
14 novembre 2012 Roma RIOT by Remo Cassella, on Flickr

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