12 maggio. L’opposizione politica si riprende la piazza!

Il successo della manifestazione di sabato 12 maggio indetta dalla Federazione della Sinistra contro il governo di Monti e degli altri cialtroni a sproposito battezzati professori, ha un’importanza enorme del disastrato panorama nazionale: intanto non era affatto scontato che riuscisse, il clima politico pesante, le difficoltà della sinistra, la scarsità di risorse economiche potevano condizionare la partecipazione. E invece sabato in piazza c’erano molte migliaia di compagni e compagne, ma anche semplici cittadini, che hanno raccolto l’appello a scendere in piazza su parole d’ordine chiare e condivisibili. Abbiamo avuto ragione a chiedere che si facesse. E’ stata una manifestazione bella e importante.

Dobbiamo essere soddisfatti, per diversi motivi. Intanto abbiamo dimostrato che la FdS c’è e sabato è stato evidente a tutti. Non so se altri sarebbero in grado di organizzare una cosa analoga. In seconda battuta è stata la prima manifestazione di piazza della sinistra politica: se ne sono avute altre sindacali (FIOM, sindacati di base), ma non politiche.  Questo darà più forza alle lotte di resistenza.

Ma ora è necessario procedere rapidamente alla ricomposizione del tessuto sociale, politico e sindacale, tuttora frammentato e poco incisivo. E’ un passaggio assolutamente necessario, se vogliamo difendere efficacemente i diritti acquisiti in anni di lotte e sacrifici e non cedere né a ricatti né a derive reazionarie.

Dobbiamo lavorare per unire il fronte politico, sindacale e sociale. Non ha più senso difendere ciascuno il proprio orticello sperando che passi la tempesta, la posta in palio oggi è altissima: se passa Monti e la sua dottrina monetaristica non ci saranno più orticelli da difendere, ci sarà solo il deserto.

Le esperienze degli altri paesi europei ci ha insegnato che unendosi la sinistra può vincere e può essere riferimento per le speranze delle popolazioni oppresse, dobbiamo cogliere le opportunità che la fase politica pur difficilissima ci offre. Dobbiamo individuare i temi essenziali su cui proporre alla sinistra di questo paese, quella vera, una convergenza programmatica per sbarrare la strada alla reazione di banche e poteri forti. Difesa dei beni comuni e dei diritti acquisiti, far pagare il debito  e la crisi  a chi l’ha generata, ri-nazionalizzazione delle banche e delle industrie strategiche (come in Argentina e Bolivia).

Dobbiamo agitare questi anche temi sul territorio, articolandoli e declinandoli nella situazione concreta, lanciando una grande offensiva rivolta a associazioni, comitati, forze politiche e sociali  per la costruzione di un “fronte popolare” dal basso in grado di cambiare radicalmente la situazione e progettare l’altro mondo possibile.

Maurizio Messina

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