La Fiom chiama i movimenti: lottiamo assieme

La Fiom chiama i movimenti: lottiamo assieme

Ripartire dalla grande manifestazione dello scorso 16 ottobre, che vide la Fiom e i movimenti sfilare insieme, per costruire un fronte di lotta più ampio in grado di contrastare le politiche del governo e la manovra. E’ questo l’obiettivo a cui stanno lavorando le tute blu Cgil. L’incontro con i movimenti che si sarebbe dovuto svolgere a luglio ha avuto luogo ieri nella sede della Fiom nazionale a Roma. In una sala strapiena, hanno trovato posto a fatica i rappresentanti degli studenti (Udu, link universitari, atenei in rivolta), del popolo viola, di Rete a sinistra, di Uniti contro la crisi e del movimento per l’acqua pubblica. Per la Fiom, c’era la segreteria al completo.

Il primo a prendere la parola è stato Maurizio Landini. Il segretario generale della Fiom ha confermato il giudizio negativo del mondo del lavoro sulla manovra, a partire dalle norma che pone fine al contratto nazionale e a storiche conquiste sindacali come l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Nel ribadire il no delle tute blu Cgil alle privatizzazioni e agli annunciati interventi sulle pensioni, Landini ha quindi confermato l’impegno della Fiom per la riuscita dello sciopero generale del 6 settembre, invitando il mondo delle associazioni a partecipare al presidio organizzato a Piazza Navona dalle 18 alle 24.

Si è discusso ovviamente di come proseguire la mobilitazione. C’è chi vorrebbe costruire una mega-protesta il 15 ottobre sulla scia degli indignados spagnoli. Ma per far sì che certe cose riescano, è chiaro che bisogna partire dalla costruzione di una piattaforma capace di unire le diverse identità. Una preoccupazione condivisa dai presenti, nel rispetto delle posizioni di tutti e con l’impegno, fatto proprio anche dalla Fiom, di non provare a mettere il cappello sulle iniziative organizzate da ciascuno dei soggetti in campo. Tra i temi unificanti, il concetto di bene comune. Il pensiero corre ai 27 milioni di italiani che hanno votato al referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Ma “bene comune” è anche il contratto nazionale di lavoro, essendo lo strumento di tutela collettiva che, ha ricordato la Fiom, storicamente ha impedito alle aziende di giocare sul ribasso dei salari. Si è quindi sottolineata la necessità di ragionare su un modello di sviluppo economicamente, socialmente e ambientalmente sostenibile, ribadendo il primato della politica sulla finanza.

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