L’opinione – “Una manovra errata”

by Mauro Biani

Si deve capire bene il senso politico economico e sociale di questa manovra, di cui conosciamo i contenuti  attraverso l’informazione dei media, per poter ragionare su dati di fatto  ed  arrivare ad una adeguata risposta politico-sindacale.

Se approvata dal Parlamento, e  quindi diventata legge, la manovra avrebbe effetto per  tre anni e i tagli enunciati si ripercuoterebbero sulle famiglie più povere portando ad un crescente malcontento.

Ma ammesso, e non concesso, che il triennio di sacrifici portasse al recupero dei miliardi necessari per arrivare ad un pareggio di bilancio nel 2014, quale sarebbe lo scenario previsto dai nostri “governanti”? Quale sarebbe la sorte delle tasche del popolo italiano?

Indipendentemente dagli effetti della manovra è indubbio che  il lavoro diminuirà; giovani ed i meno giovani avranno serie difficoltà ad andare avanti ed anche  gli ipotetici (ed improbabili) emendamenti nella direzione positiva delle esigenze della povera gente, non cambieranno lo scenario d’arrivo al 2014, perché esiste un problema strutturale.

E’ l’economia capitalistica che ha trovato la sua definitiva sconfitta.  Anche se nessuno lo vuole ammettere la saturazione dei mercati è la causa di un’economia reale molto debole;  la caduta finanziaria è un’evidente testimonianza di questa situazione.

Ad un problema strutturale va trovata una soluzione strutturale.

Ad esempio sarebbe necessario che i mezzi di produzione, non in grado di sostenersi, siano gestiti dai lavoratori con l’aiuto dello Stato che ne controlla l’andamento.

In questo modo si garantirebbe lavoro a tanti e lo Stato manterrebbe la titolarità della produzione ripartendone equamente i benefici tra i lavoratori.

Anche la privatizzazione o la liberalizzazione di alcuni servizi è un grosso errore.

Il capitale  guarda al profitto e non ha interesse a mantenere la forza lavoro,  un costo nell’ottica dello sfruttamento;
viceversa lo Stato dovrebbe avere interesse al pareggio del bilancio, ad una organizzazione finalizzata all’ottimale godimento dei servizi per i cittadini ed alla massima occupazione.
Questo sarebbe possibile se Politica e l’amministrazione fossero orientate al bene comune e non agli interessi del capitale e della casta.

Per una soluzione strutturale occorrerebbe una convergenza strategica delle forze della sinistra su posizioni di radicale cambiamento.

E’ evidente che se il Partito Democratico pensasse di condurre una battaglia politica non finalizzata al vero cambiamento strutturale la battaglia del centro sinistra diventerebbe molto difficile; riconoscere che anche una manovra più equa non risolverebbe il problema del lavoro sarebbe già un grosso passo avanti.

Noi comunisti pensiamo che l’orientamento per una “manovra giusta” sia già indicato dalla Costituzione, sia per quanto riguarda i principi  che sanciscono il diritto e la dignità del lavoro e l’utilità sociale dell’impresa, sia per quanto riguarda il dovere al concorso alla spesa con tasse proporzionalmente al reddito.

I più ricchi paghino esattamente ciò che è giusto e si faccia una seria lotta alla evasione fiscale per dare un po’ di ossigeno alle casse dello Stato.

Le spese “di guerra” sono molto onerose oltre che incostituzionali e quindi i nostri soldati, nel rispetto della Costituzione, tornino a casa.

E’ importante che il nostro partito e  tutte le forze della sinistra di classe chiedano all’unisono al Governo sostanziali modifiche alla manovra.

La manovra è solo un punto di partenza e solo  un cambiamento culturale e strutturale dell’economia potrà dare impulso ad una nuova vita sociale in Italia, e perché no, anche nel mondo.

Maurizio Vinci

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