L’opinione – INDIGNAMOCI !!! La Grecia è vicina ………

INDIGNAMOCI !!!

La Grecia è vicina ………

Non si era ancora spenta l’eco della stangata che il governo, praticamente sotto dettatura di Marcegaglia e la regia di Marchionne e con il sostanziale avallo della triplice sindacale, pur  in stato di necrosi avanzata, aveva assestato al popolo italiano (che pure lo ha votato), che la speculazione finanziaria ha cominciato a sparare qualche colpo contro il nostro paese, tanto per saggiare il terreno. Ed è stato subito il panico, con la Borsa che è colata a picco ed il governo ha dovuto interrompere (sic!) le meritate vacanze e preparare in fretta e furia una stangata bis sotto forma di decreto legge per acquietare i mercati. Risultato? Non bisogna essere consumati economisti per capire che le misure varate  non servono assolutamente allo scopo per cui dovevano servire: non servono a tranquillizzare i mitici mercati (a quello ci ha pensato la BCE comprando i titoli di stato), non incidono sui fondamentali che hanno portato l’Italia sul baratro poiché  le scelte  dell’esecutivo non servono ai sostenere lo sviluppo e bloccare il debito pubblico, ma sono piuttosto misure congiunturali che fanno pagare la crisi agli unici che non l’hanno provocata  ma l’hanno subita e la stanno subendo, costringendo gli enti locali a eliminare o mettere a pagamento servizi essenziali, che molti italiani non potranno più permettersi, provocando un aumento generalizzato di tariffe/prezzi e di conseguenza comprimendo la capacità di spesa delle famiglie.

L’effetto sarà una diminuzione delle entrate per lo stato (meno reddito = minori introiti fiscali), che dovrà ricorrere a un nuovo indebitamento per finanziarsi, così che il debito pubblico è destinato a crescere piuttosto che a diminuire.  E questo porterà dritto a nuovi provvedimenti e così via in una spirale senza fine.  In altre parole: la Grecia.

Vale la pena notare che non c’è nessun provvedimento che vada nella direzione di bloccare o solamente intaccare i processi di speculazione finanziaria: niente. Strano, no? Non c’è una tassa sulle transazioni speculative finanziarie, non una tassa sui patrimoni elevati, niente. In compenso c’è il disegno, chiarissimo, di regolare definitivamente i conti con il sociale: niente più servizi, quelli che rimangono si pagano, interventi sulle pensioni e sul TFR, e soprattutto la possibilità di licenziare aggirando l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, che devono essere ridotti in condizione di semi-schiavitù.  Come questo possa migliorare i conti pubblici è un mistero che nemmeno le menti più perverse possono spiegare. E’ insomma il trionfo del liberismo: quello stesso liberismo e l’adorazione incondizionata per il dio mercato che hanno provocato la crisi mondiale in cui ci dibattiamo ormai da 4 anni, anziché essere combattuti come causa scatenante vengono addirittura premiati . Verranno venduti i beni pubblici, ma anche questo non basterà: avremo uno stato più povero e più indebitato. E allora?

Il governo Berlusconi ha di nuovo  dato prova di essere solo una marionetta che di volta in volta prende ordini da altri ed esegue ciecamente:  Marchionne, Marcegaglia, Merkel, Sarkozy, la BCE, ……, diciamo che lavora per conto terzi.

Ma veniamo agli altri attoriNapolitano ha riscoperto la sua antica vocazione di conservatore alla Thatcher, invitando governo e parlamento a fare presto,  senza fare una piega sul contenuto forcaiolo dei provvedimenti, come se fossero un dettaglio insignificante. L’opposizione finta in Parlamento, PD in testa, che ha avallato in 24 ore lo scempio della democrazia nel nostro paese (Bersani: “al governo non tremi la mano!”) ora si trova di fronte alla manovra che ha di fatto sostenuto (o per lo meno non osteggiato) e che non ha precedenti, per ritrovare un ruolo che pare non avere più e ricordandosi di essere all’opposizione sta belando contro il lupo governativo guardandosi bene dal mettere in discussione l’impianto ultra liberista su cui è fondamentalmente d’accordo.  Infine il sindacato.  Di CISL e UIL nemmeno a parlarne. Sulla CGIL va detto che dopo il vergognoso accordo del 28 giugno con Confindustria  grazie a cui vengono estromessi  i lavoratori dalle decisioni, ha sottoscritto un altro accordo con gli altri sindacati compari, con Marcegaglia, le banche ed il governo, in cui si avalla la prima manovra dell’esecutivo; continua la lunga marcia di Camusso verso la normalizzazione, lastricando la strada con i diritti dei lavoratori fatti carta straccia. Solo dopo la seconda stangata, per non perdere definitivamente la faccia, si è messa ad abbaiare alla luna, come il PD. Quello che ne uscirà sarà magari uno scioperetto di 4 ore e qualche passeggiata, tanto per dimostrare di essere ancora viva.

Quello che serve è ben altro! 

L’indignazione della popolazione contro questo sistema di soprusi e di inganni deve levarsi  alta, è necessaria una mobilitazione straordinaria, subito dai primi giorni dopo le ferie (chi le ha fatte!) a partire dai posti di lavoro e dai territori, che spazi via il governo, il parlamento ed il sistema politico-economico così com’è ora. Non c’è tempo da perdere. Siamo alla resa dei conti contro “la soluzione finale”  messa in campo dal governo e non servono pannicelli caldi, tipo un emendamento qua e uno là.  Tutta la manovra va rigettata e Rifondazione può e deve promuovere in ogni luogo a protesta sociale, sollecitando tutte le energie disponibili  che si sono messe in moto con i referendum.  Abbiamo un compito importante e gravoso. Ora più che mai dobbiamo puntare ad una ricomposizione di classe del fronte di opposizione, in grado di coalizzarsi e mobilitarsi su parole d’ordine chiare e semplici: la crisi la paghi chi l’ha provocata!

E dunque vanno tassate le transazioni finanziarie (speculative e non), i patrimoni elevati, vanno stanati e colpiti gli evasori fiscali (grandi elettori dei partiti di governo): da più di venti anni ci sono gli strumenti per individuarli ma non vengono utilizzati, vanno ridotte drasticamente le inutili spese militari e va incoraggiata una ripresa basata su un’economia sana e vera: incentivi per le aziende che producono in Italia e che danno posti di lavoro, così da rilanciare  occupazione e consumi. Ogni azienda, ogni quartiere deve diventare una trincea in cui arrestare l’assalto del liberismo e da cui ripartire per difendere le conquiste e cambiare il corso delle cose.

Rifondazione deve essere l’anima di questo movimento: se non lo facciamo noi chi lo fa? E’ semplice. Nessuno. Nessuno con la stessa intensità e con lo stesso disegno politico di costruzione di un’alternativa vera di sistema  e di società. Altri proveranno a confondere le idee,  cercando di orientare le cose in modo da potersi  giocare la partita nelle varie stanze di potere. Noi dobbiamo far saltare il banco!

Unità dei lavoratori anche contro  le stesse organizzazioni sindacali,  se necessario, rifondazione di un sindacato di classe, realmente rappresentativo e che tuteli davvero i lavoratori.

Unità della popolazione nei quartieri per difendere il potere d’acquisti del salario e pretendere servizi pubblici adeguati e accessibili economicamente.

Difesa ad oltranza di tutti i beni comuni e del welfare.

Il momento è ORA. Dobbiamo riempire le piazze finché questo governo e questa classe politica non se ne vanno. Dobbiamo promuovere lotte ovunque siamo presenti e anche dove non lo siamo.  Dobbiamo riprendere in mano il futuro a cui abbiamo diritto.

19 agosto 2011

Maurizio Messina

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