La bozza di programma – POTERE AL POPOLO!

Il  28 Novembre a  Roma abbiamo partecipato all’Assemblea per una Lista Popolare · Organizzato da Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo  e  Clash City Workers

POTERE AL POPOLO!

Facciamo nostro il documento presentato come bozza di discussione in questa sede:

Alcuni spunti di riflessione a partire dall’assemblea del 18 novembre a Roma
In queste pagine abbiamo provato a sintetizzare i contenuti espressi dalle mobilitazioni degli ultimi dieci anni di crisi: assistiamo ogni giorno alla guerra dei ricchi contro i poveri, di quelli che hanno gli strumenti – economici, tecnici, legislativi – per arricchirsi sempre di più e quelli che resistono solo col proprio lavoro e la propria determinazione.
Di tutte queste mobilitazioni abbiamo registrato le voci all’assemblea del 18/11 a Roma, dove decine di interventi, da più parti d’Italia, hanno raccontato esperienze di resistenza, partecipazione, attivismo, lotta; abbiamo provato a costruire un programma minimo che le tenga dentro e le connetta tutte.
Abbiamo voluto scrivere un testo breve e incisivo perché crediamo che non ci serva un lunghissimo elenco di promesse e proposte, ma pochi punti forti su cui in tanti possiamo continuare a impegnarci con l’obiettivo del protagonismo delle classi popolari.
Vorremmo provare a formulare assieme alcuni elementi di metodo e di intervento quotidiano, da portare avanti anche a prescindere dalla prossima scadenza elettorale: sui temi qui indicati vogliamo crescere e tornare ad essere protagonisti nei nostri territori, prima, durante e dopo le elezioni. Speriamo davvero che questo testo possa essere dibattuto, integrato, migliorato dalla partecipazione di tante e tanti.

 

1. COSTITUZIONE
Vogliamo l’uguaglianza, vogliamo salari dignitosi, il rispetto di chi lavora. Perché su chi lavora è fondata la Repubblica. Chiediamo troppo? Chiediamo solo quello che già è scritto nella nostra Costituzione, nata dalla spinta dalla lotta di liberazione dal nazi-fascismo e da un grande protagonismo delle masse.
Il Referendum del 4 dicembre ha mostrato la chiara volontà del popolo italiano di difendere la carta costituzionale, noi crediamo che sia finalmente giunto il momento di metterla in pratica fino in fondo. Vogliamo dunque la piena attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza, e in particolare dei suoi aspetti più progressisti. Questo significa prima di tutto:
– ridare centralità e dignità alle lavoratrici e ai lavoratori;
– far sì che ogni discriminazione di sesso, razza, lingua, religione, orientamento sessuale venga superata;
– rimuovere ogni ostacolo di carattere economico e sociale che limita l’uguaglianza e inibisce il pieno sviluppo della persona umana;
– promuovere e supportare la cultura e la ricerca scientifica, salvaguardare il patrimonio ambientale e artistico;
– ripudiare la guerra e dare un taglio drastico della spesa militare (ovvero: la rottura del vincolo di subalternità che ci lega alla NATO e la rescissione di tutti i trattati militari; l’adesione e sostegno dell’Italia al programma di messa al bando delle armi nucleari in tutto il mondo; il ritiro delle missioni militari all’estero; la cancellazione del programma F35, del MUOS, degli altri programmi e basi di guerra);
– rimuovere il vincolo del pareggio di bilancio, inserito di recente, che sacrifica le vite e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori in nome dell’equilibrio fiscale e del rispetto dei parametri europei;
– ripristinare l’equilibrio istituzionale, ridando centralità ad un Parlamento eletto con un sistema proporzionale.

2. UNIONE EUROPEA
Negli ultimi 25 anni e oltre, l’Unione Europea è diventata sempre più protagonista delle nostre vite. Da Maastricht a Schengen, dal processo di Bologna al trattato di Lisbona, fino al Fiscal Compact, le peggiori politiche antipopolari vengono giustificate in nome del rispetto dei trattati.

I ricchi, i padroni delle grandi multinazionali, delle grandi industrie, delle banche, le classi dominanti del continente approfittano di questo ”nuovo” strumento di governo che, unito al “vecchio” stato nazionale, impoverisce e opprime sempre di più chi lavora. Sempre di più la gente comune sente il peso di decisioni che sono prese altrove, lontano, e che non rispecchiano ciò che il popolo vuole.

L’Ue ha agito come uno strumento delle classi dominanti, delle banche, della finanza: un dispositivo che ha “protetto” dalla democrazia quelle riforme strutturali (da quelle costituzionali e a quelle del lavoro) non a caso definite impopolari. L’ Unione europea dei trattati è lo strumento di una rivoluzione passiva che ha reso funzionale “il sogno europeo” agli interessi di pochi.

Noi vogliamo ricostruire il protagonismo delle classi popolari nello spazio europeo:
Per questo:
– vogliamo rompere l’Unione Europea dei trattati;
– rifiutiamo le storture governiste impresse al nostro sistema politico, lo  svuotamento di potere del Parlamento e il rafforzamento degli esecutivi;
– vogliamo che le classi popolari siano chiamate ad esprimersi su tutte le decisioni prese sulle loro teste a qualunque livello – comunale, regionale, statale, europeo – pregresse o future.

3. LAVORO E REDDITO
Costituzionalmente è riconosciuto il diritto al lavoro e la promozione delle condizioni che rendano effettivo questo diritto.
La realtà del lavoro in Italia è sempre più sbilanciata: c’è chi sia ammazza di fatica per 12 ore al giorno e non riesce ad andare in pensione e chi non riesce a trovare un impiego, noi vogliamo lavorare meno, ma lavorare tutte e tutti.

Gli unici lavori che si riescono a trovare sono ipersfruttati e sottopagati (o addirittura gratuito, nelle forme degli stage, dei tirocini, dell’alternanza
scuola/lavoro, etc.); migliaia di persone ogni anno sono costrette ad emigrare per lavoro (nessuno ne parla ma sono più di coloro che arrivano nel nostro Paese); più di tre persone al giorno muoiono di lavoro e le norme a tutela della sicurezza dei lavoratori sono sempre più deregolamentate, così come le misure di prevenzione di infortuni e malattie professionali.

Latenuta del nostro sistema pensionistico è a rischio a causa del fatto che nel mercato del lavoro si entra – forse – tardi, un eventuale reinserimento in età avanzata è ancor più difficile, e si esce chissà quando; ad essere garantite sono solo le pensioni dei dirigenti, pagate con i soldi dei lavoratori dipendenti.
Per questi motivi vogliamo:
– la cancellazione del Jobs Act, della legge Fornero, della legge Biagi, del pacchetto Treu e di tutte le altre leggi che negano il diritto ad un lavoro stabile e sicuro;
– il ripristino del testo originario dell’art. 18;
– la cancellazione di tutte le forme di lavoro diverse dal contratto a tempo indeterminato;
– misure che garantiscano incisivamente la sicurezza sul lavoro;
– serie politiche di contrasto alla disoccupazione;
– una legge sulla democrazia nei luoghi di lavoro che garantisca a tutte e tutti il diritto di scegliere liberamente la propria rappresentanza sindacale, tutti elettori e tutti eleggibili senza il vincolo della sottoscrizione degli accordi;
– che venga anticipata l’età pensionabile;
– la fine delle discriminazioni di genere e della disparità salariale;
– la battaglia per il diritto al lavoro e per la riduzione di orario viaggia insieme alla necessità di riconoscere il diritto a una esistenza degna a tutte e tutti. Non si tratta solo di contrastare una povertà sempre più odiosamente diffusa, ma di superare il welfare assistenzialistico e familistico e riconoscere a tutte e a tutti il diritto a un reddito minimo garantito.

4. ECONOMIA, FINANZA, REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA
Partiamo, come detto all’inizio, dalla Costituzione e dalla rimozione degli ostacoli all’uguaglianza.

Questo punto è incompatibile con le scelte scellerate in materia di economia e finanza fatte dai governi di qualunque colore negli ultimi trent’anni. Ribadiamo la necessità di cancellare l’obbligo del pareggio di bilancio inserito in Costituzione e la volontà di disobbedire al Fiscal Compact.

Crediamo inoltre che sia urgente trasferire ricchezza dalle rendite e dai capitali al lavoro e ai salari, ricostruire il controllo pubblico democratico sul mercato organizzando un piano che elimini la disoccupazione di massa e la precarietà e cancelli la povertà.

Per mettere in atto questo piano immaginiamo alcuni passaggi fondamentali:
– un’imposta patrimoniale;
– un sistema di tassazione semplice e fortemente progressivo;
– una lotta seria alla grande evasione fiscale;
– il recupero dei capitali e delle rendite nascoste;
– la fine delle privatizzazioni e delle esternalizzazioni (in particolare degli appalti per servizi permanenti): vogliamo che i beni e i servizi pubblici rimangano tali e non vengano svenduti;
– politiche industriali attive e controllo su delocalizzazioni e investimenti (in particolare delle multinazionali, quindi è necessario anche abolire Il trattato con il Canada e cancellare definitivamente Il TTIP);
– la nazionalizzazione della Banca d’Italia, delle banche e delle industrie strategiche, il ripristino della separazione tra banche di risparmio e di affari;
– un piano per il lavoro con forti investimenti pubblici nel risanamento del territorio, nei beni culturali, nella formazione, nella ricerca e nella innovazione, nello sviluppo dei servizi e dello stato sociale.

5. LOTTA ALLA POVERTÀ E ALL’ESCLUSIONE SOCIALE
Un paese sempre più preda della crisi, impoverito e incattivito, vede crescere l’emarginazione sociale. Superando le logiche assistenziali, la lotta alla povertà e all’esclusione è un punto importante del nostro discorso politico.

Vogliamo:
– città e territori realmente aperti a tutti, senza zone ghetto, senza periferie immiserite e preda della criminalità organizzata accanto a “centri storici-vetrina” dai quali gli esclusi vengono cacciati con un DASPO;
– una seria politica per gli alloggi popolari mettendo innanzitutto a valore il patrimonio immobiliare esistente;
– il rispetto delle garanzie e tutele costituzionali – casa, salute, istruzione, etc. – per tutte e tutti, in particolare per chi è in condizioni di miseria e disagio socio-economico.
– un piano di inclusione da realizzare per tutti gli espulsi dalla crisi economica, il cui destino non può essere quello della marginalità e della ghettizzazione.

6. WELFARE: SALUTE, ISTRUZIONE, ASSISTENZA, INCLUSIONE
La lotta alla povertà e all’esclusione, il superamento di qualsiasi diseguaglianza sociale, passano per la tutela del diritto all’istruzione, alla salute, per il potenziamento di qualsiasi forma di assistenza sociale, attraverso un incisivo ripristino del Welfare State.

La sanità pubblica è allo sfascio, preda di sciacalli privati che hanno solo sete di profitto; i livelli assistenziali sono in caduta libera, frutto di politiche di tagli trasversali e indiscriminati, la partecipazione diretta alla spesa cresce sempre di più, come la lunghezza delle liste d’attesa, con una conseguente diseguaglianza di accesso ai servizi, in particolare nelle zone depresse come il Sud e le isole.

Questa disuguaglianza è accentuata anche dall’introduzione del Welfare Aziendale e di fondi pensionistici integrativi vincolati al contratto di lavoro e allo status socio-economico. L’esclusione di fette sempre più ampie di popolazione dall’accesso alle cure va di pari passo con l’assenza di qualsiasi investimento incisivo sulla prevenzione primaria e secondaria di malattie e su misure di tutela della salute.

La “Buona Scuola”, degna figlia delle riforme precedenti, insulta gli insegnanti, svuota le conoscenze, punta a trasformare gli studenti in schiavi obbedienti pronti a lavorare gratis e senza protestare.

Mancano totalmente politiche di assistenza e sostegno alla famiglia, come gli asili o dei servizi sul territorio per il sostegno agli anziani. I diversamente abili ed i soggetti sociali fragili sono sempre più spesso abbandonati a loro stessi o alle loro famiglie, senza alcuna assistenza economica e materiale e alcun serio programma di inserimento e inclusione sociale.
Per questo noi vogliamo:
– la cancellazione di tutte le riforme che hanno immiserito la scuola, l’università e la ricerca;
– l’assunzione a tempo indeterminato di tutto il personale precario della Pubblica
Amministrazione e un nuovo programma di assunzioni per scuola, sanità, servizi socioassistenziali,  con immediato sblocco del turn-over lavorativo;
– un serio adeguamento salariale;
– l’ampliamento dell’offerta formativa e l’estensione del tempo scuola col tempo pieno per tutto il primo ciclo d’istruzione;
– la gratuità dei libri di testo e la certezza del diritto allo studio fino ai più alti gradi;
– la totale gratuità del servizio sanitario nazionale;
– un potenziamento reale del servizio sanitario e dei livelli assistenziali minimi;
– l’uscita del privato dal business dell’assistenza sanitaria;
– lo stop alla chiusura degli ospedali, il potenziamento dei servizi sanitari esistenti, una rete capillare di centri di assistenza sanitaria e sociale di prossimità;
– che ci sia piena libertà di scelta da parte del soggetto interessato riguardo l’uso sproporzionato di mezzi terapeutici (“accanimento terapeutico”) e le decisioni di fine vita (eutanasia);
– il risanamento e la bonifica dei territori inquinati, col potenziamento di programmi di prevenzione primaria e secondaria;
– la copertura totale del fabbisogno di posti negli asili nido;
– un concreto sostegno economico e materiale agli anziani e alle loro famiglie;
– un piano nazionale di edilizia pubblica risolvere l’emergenza abitativa che preveda la costruzione di nuove case popolari e il recupero del patrimonio esistente (piano da finanziare in primo luogo con più tasse sugli alloggi sfitti dei grandi costruttori) e provvedimenti che regolino il mercato degli affitti (equo canone);
– la riqualificazione delle periferie;
– un sistema di trasporto pubblico efficiente e alla portata di tutti;
– un ripensamento globale delle politiche sui diversamente abili ed i soggetti fragili, e sull’inclusione, nella scuola, al lavoro, alla vita.

7. IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA
La questione è centrale, visto che nel dibattito pubblico e politico si fanno sempre più strada tendenze razziste. Per questo vogliamo invertire la tendenza e fare nostro un discorso solidale, antirazzista, per una degna accoglienza e per l’estensione dei diritti (primo fra tutti lo Ius Soli).
Vogliamo:
– il superamento della gestione emergenziale e “straordinaria” dell’accoglienza e la generalizzazione del sistema sul modello degli SPRAR, in centri di piccole dimensioni nell’immediato e prediligendo l’inserimento abitativo autonomo degli accolti in modo da contrastare la ghettizzazione, con un controllo rigido sulla qualità e una valorizzazione delle professionalità coinvolte;
– le gestione pubblica dei servizi legati all’accoglienza, perché affaristi senza scrupoli e organizzazioni criminali non possano più fare profitto sulla pelle dei migranti;
– la promozione dell’autonomia delle persone straniere che transitano o risiedono, per periodi più o meno lunghi, sul nostro territorio, indipendentemente dal loro status giuridico.
Rifiutiamo:
– il regolamento di Dublino III, le leggi Minniti-Orlando e tutte le leggi razziste che lo hannopreceduto, perché vogliamo accogliere degnamente chi scappa da fame, guerra, persecuzioni, alla ricerca di un futuro migliore

8. AUTODETERMINAZIONE E LOTTA ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE IN TUTTE LE SUE FORME
Oggi il movimento femminista mondiale Non una di meno è la forza politica che tiene insieme e traduce percorsi di liberazione dal dominio di classe, di genere, di razza e orientamento sessuale.
La lotta femminista partita dalla Argentina ha portato nelle piazze centinaia di migliaia di donne contro la violenza in tutte le sue forme. Lo sciopero dal lavoro riproduttivo e produttivo dello scorso 8 marzo ha messo in luce le tante forme di sfruttamento invisibili, nel lavoro di cura, nel lavoro da casa e nella richiesta di disponibilità e prestazione permanente. Anche in Italia Non una di meno ha espresso, con autonomia e intelligenza, una capacità fortissima di lotta e di proposta,
come di mostra l’elaborazione del Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere.
Nel Gender Gap Report 2017, il resoconto sulla disuguaglianza tra uomo e donna, l’Italia è all’82esimo posto su 144, ed era al 50esimo nel 2015. Aumentano quindi la disuguaglianza e le discriminazioni a partire dal lavoro, dove le donne sono meno partecipi e più povere degli uomini.
La crisi e i tagli al Welfare aumentano la difficoltà a coniugare tempo di lavoro, tempo di vita e anche tempo per la politica: sempre più donne sono costrette a stare a casa, nemmeno libere di interessarsi alla propria dignità e alle battaglie per il miglioramento delle proprie condizioni.
Le violenze contro le donne sono cronaca quotidiana, è tra le mura domestiche o nei viaggi disperati in fuga dalle guerre che si consuma, nel silenzio, il maggior numero di violenze.

Inparticolare i corpi delle donne migranti ci ricordano che la questione di genere è intrecciata alla questione di classe, inasprita dalla doppia oppressione che coinvolge anche le donne che diventa  tripla se l’oppressa è donna e immigrata.
Noi vogliamo:
– parità di diritti, di salari, di accesso al mondo del lavoro a tutti i livelli e mansioni a prescindere dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale;
– un sistema di Welfare che liberi tempo dal “lavoro di cura” (nidi, “tempo prolungato” a scuola, assistenza agli anziani e ai disabili, etc. );
– mettere in campo soluzioni che inibiscano ogni forma di violenza (fisica, ma anche sociale, culturale, normativa) e discriminazione delle donne e delle persone LGBTI e che sia data centralità dell’educazione alla parità e alla non-discriminazione ad ogni livello d’istruzione;
– piena e reale libertà di scelta sulle proprie vite e i propri corpo; pieno diritto alla salute sessuale e riproduttiva, negata in tante strutture pubbliche dalla presenza di medici obiettori;
– Non vogliamo pacchetti sicurezza. La sicurezza delle donne è nella loro autodeterminazione.

9. AMBIENTE
Questo sistema economico si è dimostrato totalmente incompatibile non soltanto con la vita e la libertà delle classi popolari, ma con la natura e la sopravvivenza stessa del nostro pianeta. La questione ambientale non può essere analizzata in modo settoriale, ma dobbiamo riappropriarci
di uno sguardo ecologico sul mondo. Anche la devastazione ambientale, nelle sue ricadute drammaticamente differenti nelle vite degli oppressi e degli esclusi e in quelle dei ricchi e privilegiati, mostra la sua aspra natura di classe.
Mentre un intero continente, quello africano, fa i conti non solo con le guerre ma anche con la siccità, la desertificazione, l’inquinamento, nei paesi del primo mondo continuiamo ad usare – e sprecare – molte più risorse di quanto ci potremmo permettere. Ma i danni non si possono confinare a lungo: l’inquinamento, lo stravolgimento climatico, la crisi idrica, gli incendi colpiscono sempre di più al cuore dei paesi dominanti e ci impongono un urgente e radicale ripensamento del nostro modello produttivo e di consumo.
Anche nel nostro Paese abbiamo assistito a disastri ambientali, più o meno annunciati (terremoti, incendi boschivi, frane) e al tentativo costante di depredare e devastare i territori in nome del profitto (si pensi a “Grandi Opere” come la TAV, il progetto TAP, le trivellazioni petrolifere, etc.).
Noi vogliamo:
– la messa in sicurezza e salvaguardia preventiva dei territori;
– uno stop al business dell’emergenza ambientale e a quello della cosiddetta green economy;
– una gestione trasparente, programmata e condivisa dalle popolazioni interessate delle risorse destinate all’ambiente, nonché da un serio piano per la messa in sicurezza idrogeologica del Paese;
– la messa in mora delle cd. “Grandi Opere”, presenti o future;
– un piano d’investimenti pubblici, ad esempio sui trasporti o sull’energia, tarato sui reali bisogni delle classi popolari e fatto nel pieno rispetto dell’ambiente;
– una nuova politica energetica che parta dal calcolo del fabbisogno reale;
– una nuova politica dei rifiuti, che parta da un ripensamento della produzione di merci e veda il privato fuori da ogni aspetto legato al ciclo di smaltimenti
– il rispetto totale per il territorio e la gestione partecipata e democratica di ogni lavoro e progetto.

10. MUTUALISMO, SOLIDARIETÀ E POTERE POPOLARE
Le condizioni di vita delle classi popolari peggiorano sempre di più, questo deterioramento riguarda la salute, l’istruzione, ma anche più semplicemente la possibilità di godere di tempo liberato da dedicare ad uno sport, un hobby, etc. in quest’ottica mutualismo e solidarietà non sono semplicemente un modo per rendere un servizio, ma una forma di organizzazione della resistenza all’attacco dei ricchi e potenti; un metodo per dimostrare nella pratica che è possibile, con poco, ottenere ciò che ci negano (salute, istruzione, sport, cultura); una forma per rispondere,
con la solidarietà, lo scambio e la condivisione, al razzismo, alla paura e alla sfiducia che altrimenti rischiano di dilagare. Le reti solidali e di mutualismo sono soprattutto una scuola di autorganizzazione delle masse, attraverso la quale è possibile fare inchiesta sociale, individuare i bisogni reali, elaborare collettivamente soluzioni, organizzare percorsi di lotta, controllare dal basso sprechi di denaro pubblico e corruzione. Tutti i punti precedenti sono strettamente intrecciati con la questione centrale, la necessità di costruire il potere popolare. Per noi potere al popolo significa restituire alle classi popolari il controllo sulla produzione e sulla distribuzione della ricchezza; significa realizzare la democrazia nel suo senso vero e originario.
Per arrivarci abbiamo bisogno di fare dei passaggi intermedi e, soprattutto, di costruire e sperimentare un metodo: quello che noi – ma non solo noi – abbiamo provato a mettere in campo lo abbiamo chiamato controllo popolare. Il controllo popolare è, per noi, una palestra dove le classi popolari si abituano a esercitare il potere di decidere, autogovernarsi e autodeterminarsi, riprendendo innanzitutto confidenza con le istituzioni e i meccanismi che le governano. Per questo
abbiamo chiamato controllo popolare la sorveglianza che abbiamo fatto sulla compravendita di voti alle ultime elezioni amministrative a Napoli, le visite che facciamo ai Centri di Accoglienza Straordinaria, le “apparizioni” all’Ispettorato del Lavoro per reclamare efficienza e certezza del controlli, la battaglia per il diritto alla residenza e all’assistenza sanitaria per i senza fissa dimora, o per il rispetto delle regole, senza abusi, nei dormitori pubblici e nei Consultori Familiari. Ancora, è
controllo popolare denunciare e vigilare sui ritardi e gli abusi nei rilasci dei permessi di soggiorno, o sulle scuole dell’obbligo che vincolano la frequenza scolastica al pagamento di una retta. Anche la battaglia contro l’allevamento intensivo di maiali nel Mantovano, quella contro i DASPO a Pisa, o le inchieste sulle Grandi Opere e le battaglie per arrestarne la realizzazione sono controllo
popolare.
Costruire il potere popolare, vigilare e prendere parola su tutto ciò che ci riguarda
direttamente, rimettere al centro il lavoro (un lavoro degno ed equamente retribuito), mettere in sicurezza il territorio, smantellare il sistema degli appalti e delle esternalizzazioni e impedire l’accesso ai privati in settori cruciali (scuola, smaltimento rifiuti, sanità, accoglienza, etc.), significa ridurre le disuguaglianze, evitare speculazioni e contrastare efficacemente le organizzazioni
criminali che avvelenano e distruggono la nostra terra, sottraendo loro bassa manovalanza, reti clientelari e occasioni per fare affari (è anche per questa ragione che sosteniamo la legalizzazione delle droghe leggere).
Per noi, ma per i tanti che sono intervenuti e che l’hanno ricordato, anche con altri nomi, oggi il controllo popolare è il primo passo per stimolare l’attivismo, la partecipazione, l’impegno di tutti, senza distinzioni.
È per questo, insomma, che crediamo e speriamo che il nostro compito non si esaurisca con le elezioni, ma che il lavoro che riusciremo a mettere in campo ci consegni, il giorno dopo le urne, un piccolo ma determinato esercito di sognatori, un gruppo compatto che continui a marciare nella direzione di una società più libera, più giusta, più equa. Noi ci stiamo, chi accetta la sfida?

Annunci
Pubblicato in Attività del Circolo del PRC di Spinaceto | Lascia un commento

Conferenza dei Servizi su Tor di Valle: da farsa a tragedia

Comitato “Difendiamo Tor di Valle dal Cemento”

Coordinamento Associazioni Lazio Mobilità Alternativa

 

Comunicato Stampa

 

Nella più grande confusione dei contenuti e delle decisioni si è svolta venerdì 24 novembre la seconda seduta della Conferenza dei Servizi sul Business Park – alias stadio – a Tor di Valle. I Rappresentanti Unici di Stato, Regione, Area Metropolitana e Roma Capitale hanno dichiarato l’assenso al progetto con una serie di prescrizioni e condizioni che sono state presentate alla CdS… il giorno prima o il giorno stesso! Quindi prescrizioni e indicazioni per alcune decine di pagine che nessuno ha potuto leggere e studiare: saltano le procedure, scompare ogni trasparenza, ma si va avanti lo stesso.

Contro un muro di gomma di orecchie tappate e occhi chiusi si è scontrato l’intervento del Prof. Giuseppe Gisotti, geologo presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale, che ha presentato una relazione sul rischio idrico e geologico nell’ansa del Tevere di Tor di Valle, un’area composta di argille sotto consolidate e depositi sciolti di origine biologica, per di più sottoposta al fenomeno della subsidenza  nella misura accertata e misurata di 3/5 millimetri all’anno!

Nulla si sa, nulla ci si è domandati, nulla si è detto sui costi da sostenere e su chi pagherà per l’esproprio delle aree non di proprietà del proponente, un’area di circa 350.000 metri quadrati di proprietà delle società Filemone e Immobilquindici che fin dal 2014 avevano diffidato Roma Capitale dall’approvare questo progetto.

Nulla si sa, nulla si è detto su quanto costeranno la costruzione e il funzionamento delle idrovore che dovranno essere realizzate a carico di Roma Capitale: soldi pubblici spesi per garantire la funzionalità di un’opera privata.

Nulla si sa, nulla si è detto sulle conseguenze che la costruzione di parcheggi interrati per migliaia di metri quadrati e l’uso di centinaia di pali di fondazione lunghi 60 metri avranno sulle falde acquifere superficiali e profonde dell’area golenale.

Nulla è stato possibile sapere su chi vigilerà che le decine di prescrizioni e condizioni  siano rispettate dal costruttore, che cosa succederà in caso di mancato rispetto, chi avrà l’autorità di verificare, controllare, sanzionare…

Ma soprattutto: tutti hanno potuto verificare e hanno ammesso l’impossibilità di rispettare il criterio del 50% e 50% di spettatori e utenti che accederanno all’area con il trasporto pubblico e il trasporto privato, ma si va avanti lo stesso, come se questa prescrizione, indicata nella delibera sul pubblico interesse approvata dall’Assemblea Capitolina, non esistesse!

Anzi, poiché tutti sono consapevoli che la mole di trasporto privato che accederà a quell’area porterà la viabilità del quadrante a una congestione totale, sono volate fuori proposte fantasiose ed estemporanee come la trasformazione di una corsia della futura via Ostiense in corsia preferenziale per gli autobus! Proposte mai sentite prima, assenti nel progetto, mai verificate con Anas e Atac, tirate fuori sul momento, così come se stessimo a chiacchierare al bar: ed eravamo in una seduta ufficiale della Conferenza dei Servizi!

E’ talmente cruciale il problema della viabilità e dell’accessibilità, sono tutti talmente consapevoli che si sta andando incontro a un disastro, che il giorno dopo (il giorno dopo!) dai giornali siamo venuti a sapere che i ministri Delrio e Lotti assicurano un finanziamento di 100 milioni per costruire il “ponte di Traiano”, il famigerato ponte che dovrebbe collegare l’area del Business Park all’autostrada Roma-Fiumicino. Ancora una volta soldi pubblici in favore di interessi privati. E di un aspetto così cruciale in Conferenza dei Servizi nemmeno una parola, nemmeno da parte del rappresentante del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti lì presente proprio nelle ore in cui il suo ministro annunciava da un’altra parte il finanziamento del famigerato ponte.

E’ dall’inizio che questo progetto fa acqua, partito dall’idea assurda di costruire una nuova centralità urbana in un’ansa del fiume Tevere, solo per il fatto che un potente costruttore romano si era accaparrato una parte di quei terreni al prezzo del suolo agricolo. Ma le cose sono andate così: ben due Giunte e due Sindaci di Roma Capitale asservite e asserviti agli interessi privati di un palazzinaro romano e di un finanziere americano. E il modo assurdo in cui questa Conferenza dei Servizi procede ne è la degna conclusione.

Ma ci sarà un giudice a Berlino.

 

Roma, 27 novembre 2017

 

difendiamotordivalle@gmail.com

FB Difendiamo Tor di Valle

www.calmamobilita.net

 

Pubblicato in Attività del Circolo del PRC di Spinaceto | Lascia un commento

Cosiddetto Stadio a Tor di Valle: è ricominciata la telenovela

Il 29 settembre è ricominciata la Conferenza dei servizi ed il 24 ottobre prossimo è prevista un’altra sessione aperta.

La precedente Conferenza come si ricorderà si era chiusa a primavera con una sonora bocciatura del progetto (3 pareri negativi, da parte di Regione, Città Metropolitana e Comune, su 4, il quarto positivo era lo Stato) e questo ai più sprovveduti poteva apparire come la pietra tombale su un progetto sciagurato, nato male e proseguito peggio, poteva sembrare che finalmente anche le istituzioni si fossero calate nei panni dei cittadini e dopo aver letto un progetto inconsistente che di sicuro aveva solo il ritorno economico per la coppia Parnasi – Pallotta, lo avessero stroncato definitivamente.

E invece no.

L’ampiezza e l’importanza della “partita” a livello politico ed economico era tale che nessuno, né Comune, né Regione se la sono sentita di dare il colpo di grazia al progetto, così è cominciata una telenovela fata di cose dette e smentite nei fatti, di affermazioni contorte ed ambigue per cui ognuno poteva pensare di aver capito una cosa o il suo opposto.

A noi che siamo stati sempre presenti sin dall’inizio, è stato subito chiaro che c’era una lotta sotterranea fra le due istituzioni più importanti ed un continuo passaggio del cerino acceso per vedere alla fine chi si sarebbe scottato (e pagato il prezzo politico).

Il progetto iniziale, quello dei tre grattacieli di 220 metri per capirsi, osteggiato da Berdini, prima della sua uscita di scena, non era del tutto indigesto per la regione di Zingaretti e Civita (non dimentichiamo che Parnasi è uno dei grandi elettori del PD), anche se palesemente insostenibile per il suo contenuto. Così, dopo aver recitato il verdetto di 3 a 1 ed aver sostenuto che non era possibile presentare ulteriore documentazione, invece di chiudere la vicenda la Regione ha permesso ai palazzinari di continuare a apportare modifiche durante tutta l’estate contrabbandate come “chiarimenti” rispetto alle osservazioni delle istituzioni che l’avevano bocciato.

Ma dopo il cambiamento di scenario dovuto alla sottomissione del M5S ai voleri della finanza internazionale e dei costruttori, con la Raggi che ha baciato l’anello di Pallotta, come prima di lei aveva fatto Marino, e l’approvazione della delibera 32 prima in municipio calpestando anche i livelli minimi di democrazia e poi in Consiglio comunale a giugno scorso, si apriva una fase nuova, paradossalmente ribaltata rispetto al passato, con la giunta Raggi a fare il tifo per lo stadio e la Regione a frenare.

Così la CdS che si è aperta a settembre era nuova, perché il progetto era nuovo, ma non del tutto come ci hanno spiegato con attorcigliamenti verbali perché di fatto era la continuazione della prima. Ma insomma è nuova o no? Non ci è dato di sapere. Quando un paio di settimane abbiamo incontrato la Direzione Trasporti della Regione, l’architetto Manetti ci ha candidamente spiegato che siccome la delibera 32 non ha abrogato la 132 di Marino allora la CdS è semi-nuova. Così come il famoso ponte di Traiano che formalmente non è più in carico al progetto, quindi non esiste, ma è ancora presente nelle relazioni, come a dire: se lo fa qualcun altro …..  Un vero capolavoro dell’azzeccagarbuglismo all’italiana. Ed in sede di CdS, nonostante sia un organismo tecnico e non politico si è assistito ad un ribaltamento dei fronti istituzionali. Così oltre al Comune anche la Città Metropolitana, a guida M5S per bocca del sindaco di Pomezia Fucci, contrario alle devastazioni a chiacchiere, ha sposato i palazzinari e la devastazione ed il giudizio da negativo che era è diventato positivo, mentre la Regione è piuttosto fredda e lo Stato ha posto argini, chiedendo supplementi di documentazione, poiché il PD all’improvviso si è scoperto alfiere contro la speculazione! Non c’è male, eh?

Noi come altri comitati ed associazioni che ci siamo letti migliaia di pagine, che abbiamo discusso e confrontato punti di vista, che abbiamo fatto assemblee e dibattiti fra la gente e con la gente, assumendo il punto di vista di chi vive i territori, non ci facciamo fregare da questa pre-tattica che traguarda solo le prossime elezioni di primavera e quindi cerca di scaricare sull’altro le colpe, noi abbiamo lavorato.

Tralasciando il fatto che sia nel primo progetto (con i grattacieli) che nel secondo (senza grattacieli) nel Business Park ci dovrebbero andare comunque 14.000 lavoratori (e verrebbe da chiedersi: ma come? Li comprimono? Li fanno lavorare con le scrivanie a castello?) abbiamo cercato di analizzare le cose reali restando con i piedi per terra.

I Pendolari della Roma Lido lo scorso anno hanno effettuato una rilevazione del traffico veicolare sulla via del Mare/Ostiense nel tratto di Tor di Valle in ora di punta. Una rilevazione che è durata tre mesi e che è stata portata anche in Conferenza dei Servizi (e pubblicate sul sito della Regione), perché nessuno si è mai scomodato a fare una cosa tanto banale quanto indispensabile come valutare l’impatto di un progetto di tale portata nella situazione esistente.

Così abbiamo scoperto che nell’ora di punta classica (7,30 – 8,30), quando cioè si fa la fila sulle due strade e si viaggia a passo d’uomo, transitano 4.400 veicoli veri, mentre il progetto originario nella simulazione (!) del traffico, a fronte di un miglioramento (ipotetico quanto fantascientifico) del servizio della Roma Lido e della metro prevede:

“4.600 utenti in arrivo al Business Park nell’ora di punta della mattina di un giorno feriale tipo (7:30-8:30) che rappresentano l’utenza in ingresso con una ripartizione modale del 30% a favore del trasporto pubblico”. All. B Punto 9.1, pag 45

Tradotto vuol dire: se la ferrovia funzionerà mai con una frequenza di servizio di un treno ogni 5 minuti il traffico comunque quasi raddoppierà. Siccome, sempre per rimanere con i piedi per terra, nessuno farà investimenti per la Roma Lido, ma solo promesse, il servizio rimarrà quello che è oggi, con i treni ogni 10 minuti se siamo fortunati, se no ogni 15 minuti.

Conclusioni. Proponiamo un’equazione di primo grado. A fronte di 4.400 veicoli/ora oggi viaggianti in zona Tor di Valle e con una previsione di ulteriori 3.300 con i treni ogni 5 minuti ,quale sarà l’aumento del traffico su strada se i treni continuano invece a viaggiare ogni 10 o 15 minuti?

E per chiudere in bellezza, ancora un po’ di fantascienza. Dalla Delibera 32 della giunta Raggi si apprende che nelle ore di punta dovrebbero essere trasportati 20.000 viaggiatori ogni ora! Complimenti! Peccato che questo vuol dire avere 20 treni funzionanti contemporaneamente ogni ora, uno ogni 3 minuti. Peccato che oggi se ci va bene ce ne sono 6 di treni funzionanti ogni ora, se no solo 4. E peccato che con i 50 milioni di euro promessi dal duo Parnasi-Pallotta si possono comprare massimo 5 nuovi treni, che però andrebbero a sostituire quelli che oggi non ce la fanno più!  Il progetto rivisto recita:

“GMF AM: ora di punta del mattino (07.30-08.30) del giorno medio feriale: 1.950 spostamenti espressi in veicoli equivalenti in ingresso al Business Park”.

Punto 2, pag 7  (7/6/2017)

 

Non ci sarà nessun aumento fantascientifico delle corse della Roma Lido e quindi torniamo nell’ipotesi del vecchio progetto, anch’essa super ottimistica quanto improbabile.

Se ne dev’essere accorto anche qualcun’altro che la cosa non sta in piedi. Così il Ministero dei Trasporti ha chiesto uno studio sul flusso veicolare. Vedremo.

Ma si sa, sognare non costa niente. E i politici più bravi sono quelli che fanno sognare la gente. Qui però i Cinque stelle hanno preso un abbaglio, questo non è un sogno, è un incubo, e la gente se n’è accorta.

Un’ultima considerazione.

Abbiamo visto Roma guidata dal centro-destra di Alemanno, poi dal centro-sinistra di Marino e quindi dal partito dei Cinque Stelle della Raggi, ma i padroni della città sono rimasti gli stessi: banche, finanza, palazzinari, speculatori, eccetera. I sindaci e le giunte sono stati e sono irrimediabilmente zerbini dei poteri forti. Non sappiamo come finirà tutta la vicenda dello stadio, è probabile che la Regione allunghi il brodo fino alla vigilia delle elezioni, quando deciderà secondo quello che diranno i sondaggi.

Rimaniamo noi, dal basso, a fare il lavoro umile, certosino, quotidiano. E continueremo a farlo anche quando tutti questi se ne saranno andati.

Pubblicato in Attività del Circolo del PRC di Spinaceto | Lascia un commento

ACERBO (RIFONDAZIONE COMUNISTA) a FRATOIANNI: «Bene appello all’unità della sinistra. Ma che sia sinistra alternativa al PD prima e dopo le elezioni, oppure a noi non interessa»

Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC-SE, dichiara:

«Nicola Fratoianni ha lanciato un “accorato appello” all’unità rivolto tra gli altri a Rifondazione Comunista. Ne apprezzo il tono ben diverso da quello delle interviste recenti.

Spero che non si agiti il tema dell’unità in maniera strumentale ma con seria preoccupazione. Trovo poco plausibile per esempio invitare a subire un accordo di vertice che evidentemente non funziona. È stato un tragico errore depotenziare il Brancaccio per chiudere più facilmente un accordo elettorale, anteponendo a tutto l’asse con MDP.

Per quanto ci riguarda lanciamo anche noi un accorato appello all’unità: vengano accolti i punti proposti da Tomaso Montanari – che noi abbiamo sempre condiviso – per liste rinnovate senza uomini di governo del passato e aperte a forze nuove.

Si esprima chiaramente una linea di alternativa al PD prima e dopo le elezioni: impossibile non dire dove si vuole andare, se l’obiettivo è quello di un polo autonomo della sinistra o la riedizione dell’alleanza con il PD. Un punto davvero dirimente, e che del Brancaccio è stato fondativo.

Si proponga un programma di radicale rottura, capace di parlare alle ferite aperte della nostra società. Assurdo lasciare a Salvini e Di Maio l’obiettivo della cancellazione della riforma Fornero delle pensioni.

Assurdo non tenere ferma una posizione di critica radicale dei trattati europei.

La Cgil definisce il Fiscal Compact nemico di crescita, sviluppo e coesione. Come si fa a fare la sinistra senza impegnarsi a non ratificarlo e insieme a cancellare il vergognoso pareggio di bilancio in Costituzione?

Si ricostruiscano infine percorsi democratici capaci di non frustrare nuovamente il protagonismo e la partecipazione delle tante e dei tanti che in questi mesi hanno organizzato assemblee, discusso di programmi, messo a disposizione tempo, intelligenza, passione politica.

La formazione che dovrebbe nascere il 2 dicembre, se non ci saranno ripensamenti, non avrà l’aspetto della “sinistra nuova e radicale” invocata dal Brancaccio. Ed è un problema che dovrebbero porsi anche le compagne e i compagni di Sinistra Italiana».

17 novembre 2017

Pubblicato in Attività del Circolo del PRC di Spinaceto | Lascia un commento

MOZIONE FINALE ASSEMBLEA SINISTRA CIVICA LAZIO – ROMA 11 novembre (c/o SpinTime)

L’assemblea  per la Costruzione del programma civico e di sinistra per le prossime elezioni regionali nel Lazio, riunita il giorno 11 novembre presso Spin Time, valuta positivamente la partecipazione di molteplici soggettività espressione dei territori nel Lazio, che hanno arricchito il dibattito ed il confronto nella ricerca di una convergenza verso una piattaforma comune costruita dal basso.

La piattaforma, costruita con modalità “in progress”, come un cantiere aperto, ha il duplice obiettivo di valorizzare da un lato l’ampio tessuto di esperienze di resistenza per la difesa dei servizi pubblici e dei diritti e di lotte contro le devastazioni, dall’altro di porre le premesse per la riconnessione dei conflitti e del tessuto sociale nella prospettiva di indicare un progetto autenticamente di sinistra, che abbia una visione futura della società antitetica rispetto ai centro-sinistra vecchi e nuovi, presenti e futuri.

La gestione della Regione a trazione PD e centro-sinistra di Zingaretti ha ampiamente dimostrato la sua incapacità di dare risposte ai bisogni anche i più elementari della popolazione: diritto all’abitare, trasporti, lavoro, sanità, gestione virtuosa dei rifiuti, difesa dell’ambiente dalle speculazioni, mentre è stata molto attiva nell’applicazione delle politiche di austerità e di ridimensionamento del pubblico.

Il bilancio di questi cinque anni è decisamente negativo, la qualità della vita è peggiorata e le colpe non si possono ascrivere solo alla crisi economica. Bisogna girare pagina ed imboccare un cammino radicalmente diverso.  Questo si può fare solo costruendo non una nuovo centrosinistra ma un polo di sinistra, nuovo, indipendente dagli altri e in grado di ripartire attingendo dal ricco bagaglio di esperienze maturate di cui oggi abbiamo sentito uno spaccato parziale.

Siamo consapevoli che c’è da fare un cammino lungo e faticoso, ma non saranno possibili scorciatoie, men che meno se avvengono fra pochi soggetti seduti attorno ad un tavolo nel chiuso di qualche stanza.

L’assemblea ritiene indispensabile approfondire i temi affrontati oggi ed integrarli con quelli che ancora mancano, per questo motivo costituisce gruppi di lavoro tematici a livello regionale, per l’integrazione e gli approfondimenti necessari.

L’assemblea decide di riconvocarsi entro metà dicembre per acquisire i risultati dei gruppi di lavoro e costituire la piattaforma.

L’assemblea dà mandato ai promotori di continuare l’attività di coordinamento fino alla convocazione della prossima assemblea.

 

Roma, 11 novembre 2017

Approvata all’unanimità

Pubblicato in Attività del Circolo del PRC di Spinaceto | Lascia un commento

La Segreteria nazionale di Rifondazione Comunista su Brancaccio e sinistra

Il documento di Anna Falcone e Tomaso Montanari rilancia con forza il percorso di costruzione di un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza che era partito con l’assemblea del Brancaccio. Abbiamo con convinzione aderito a quel percorso e accolto positivamente l’idea di una lista che unificasse la sinistra sociale e politica e le tante forme di civismo e partecipazione su un programma di attuazione della Costituzione e di netta alternativa al PD le cui politiche da anni sono “indistinguibili da quelle della destra”. Rinnoviamo dunque l’invito a tutte le compagne e i compagni del PRC-SE a partecipare attivamente e a promuovere le assemblee in tutti i territori. Condividiamo in particolare che sia “chiusa la stagione del centro-sinistra: perché è giunto il tempo di rovesciare il tavolo delle diseguaglianze, non di venirci a patti”. Il centro sinistra in questi anni, a livello italiano come europeo, è stato il protagonista indiscusso dell’attuazione delle politiche liberiste: dai trattati di Maastricht fino al Fiscal Compact passando per guerre e privatizzazioni. Queste politiche non solo hanno favorito i ceti più ricchi e il grande capitale ma aumentato le diseguaglianze e peggiorato nettamente le condizioni di vita e di lavoro delle giovani generazioni e di larghi settori della popolazione. La precarietà dilagante e le decine di migliaia di giovani emigranti sono la sintesi di queste politiche che il centrosinistra e il centrodestra hanno prodotto e condiviso in questo paese. Il governo Monti, con il pareggio di bilancio in Costituzione e la Legge Fornero, spicca come vero e proprio monumento della contiguità di politiche economiche e sociali tra centrodestra e centrosinistra. Le politiche del centrosinistra però non hanno solo impoverito e reso più ingiusto il nostro paese: hanno deluso speranze, desertificato i processi di partecipazione democratica, svuotato di significato agli occhi di milioni di persone persino la parola sinistra. Il ritornello secondo cui non c’è alternativa alle politiche europee, all’austerità, alle privatizzazioni, alla massimizzazione della concorrenza ed al peggioramento delle condizioni di vita, ha prodotto sconforto e impotenza, ha aperto la strada alla guerra tra i poveri, al razzismo e alla xenofobia. Le leggi elettorali incostituzionali, il tentativo di manomissione della Costituzione e poi lo scippo attuato dal governo Gentiloni e dalla sua maggioranza parlamentare ai danni del popolo italiano, a cui è stato impedito di pronunciarsi attraverso un referendum sui voucher (ma in realtà sulla precarietà), esplicitano una volontà palese di impedire al popolo di esercitare la propria sovranità. Per questo “serve costruire la Sinistra che ancora non c’è” e “non ci basta più difendere la Costituzione e lo Stato democratico di diritto, vogliamo attuarli e costruire insieme un fronte politico e sociale alternativo al pensiero unico neoliberista e alle
2
riforme dettate e imposte dal capitalismo finanziario a Parlamenti e governi deboli o conniventi”, come scrivono Anna Falcone e Tomaso Montanari. Per questo la sinistra che vogliamo costruire deve essere fondata su contenuti chiari a partire dallo smantellamento delle misure liberiste che hanno devastato la condizione di esistenza di milioni e milioni di persone. Il No al fiscal compact, l’eliminazione del pareggio di bilancio dalla Costituzione, la disobbedienza ai trattati europei che sono in palese contrasto con l’attuazione dei principi e degli obiettivi della nostra Costituzione sono elementi centrali e imprescindibili di un programma di alternativa che non sia solo di enunciazione di buone intenzioni. Dentro la camicia di forza che i governi italiani e l’UE hanno contribuito a determinare non è possibile una svolta. Una lista di sinistra si costruisce intorno a un programma che sia effettivamente di sinistra e che può raccogliere come negli altri paesi europei un grande consenso popolare: la difesa dei diritti di chi lavora a partire dalla reintroduzione dell’articolo 18 e dall’abolizione del Jobs Act e della legge 30, la redistribuzione del reddito a partire dall’aumento della tassazione sulle grandi ricchezze, la redistribuzione del lavoro a partire dall’abolizione della legge Fornero e dal perseguimento di una drastica riduzione di orario (32 ore settimanali), il rilancio della scuola pubblica a partire dall’abrogazione della Buona Scuola e delle tante riforme che, con diverso segno hanno impoverito il sistema scolastico nazionale e dallo stop al finanziamento delle scuole private, lo stop ai tagli alla sanità e allo smantellamento della servizio sanitario nazionale, il contrasto all’impoverimento crescente a partire dall’istituzione di un reddito minimo garantito e dal rilancio del welfare, una politica per il diritto alla casa, la salvaguardia dell’ambiente e dei beni comuni a partire dall’abrogazione dello Sblocca Italia e dallo stop al consumo di suolo e alle grandi opere inutili come la Tav in Val di Susa o il gasdotto Tap, la ri-pubblicizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici in attuazione del referendum del 2011, il rilancio dell’intervento pubblico a partire da un grande piano per il lavoro incentrato sulla messa in sicurezza del territorio, la riconversione ambientale e sociale delle produzioni e dell’economia, lo stop e la messa in discussione delle privatizzazioni di aziende strategiche o che forniscono servizi universali, un impegno senza se e senza me contro la guerra e gli interventi militari che nulla hanno di umanitario, ma perseguono un progetto imperialista e colonialista, per il dimezzamento delle spese militari e la riconversione dell’industria bellica, contro la permanenza di testate nucleari nel nostro territorio e per l’adesione dell’Italia al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari. Tra i prodotti tossici del neoliberismo va evidenziato quello di aver trasformato, anche nell’immaginario popolare, una guerra contro i poveri in una guerra fra poveri, cercando nel migrante, nel richiedente asilo il capro espiatorio. Per una sinistra di alternativa accogliere non si traduce in una semplice seppur necessaria etica antirazzista. Il modello di società a cui dobbiamo tendere è quello che garantisca la parità nell’accesso ai diritti fondamentali e lo smantellamento di ogni atto legislativo – dalla Turco – Napolitano alle leggi Minniti Orlando, passando per la Bossi- Fini che hanno prodotto apartheid e abbassamento generalizzato delle tutele per migranti e autoctoni. La sinistra che vogliamo realizzare considera “nostra patria il mondo intero” rigetta i dogmi della “Fortezza Europa” e aspira verso una società aperta e meticcia in cui i diritti costituzionali, in primis la cittadinanza sostanziale, non siano vincolati da reddito o provenienza ma considerino l’eguaglianza come fondamento e valore comunemente condiviso. Razzismo e scontro fra ultimi e penultimi vengono giustificati
3
e propagandati con il dogma liberista secondo cui non ci sono le risorse, si deve tirare la cinghia e fare sacrifici. Si tratta di una pura e semplice menzogna: i soldi ci sono. Basta prenderli dalle tasche di chi controlla la maggior parte delle risorse del paese, ricchi italiani e multinazionali. Sarebbe sufficiente obbligare la BCE a finanziare con i soldi nostri piani per il welfare e per l’occupazione e non solo le banche private. I soldi ci sono e nostro nemico è chi è ricco non chi scappa dalle guerre. Va contrastato con forza questo impianto ideologico con cui detengono il potere tanto le destre dichiarate quanto quelle che, in nome della “sicurezza” ne copiano gli stessi slogan. Da troppo tempo manca di visibilità, forza e credibilità un punto di vista che si contrapponga al populismo reazionario e al neoliberismo pseudo-progressista. Una sinistra che si batte per l’attuazione della Costituzione non contrappone diritti civili e diritti sociali, si batte per l’uguaglianza e la libertà. Consideriamo fondamentale la nuova ondata di mobilitazione delle donne e il suo caratterizzarsi sempre più per un femminismo del 99% con un’agenda inclusiva – allo stesso tempo antirazzista, anti-imperialista, anti-eterosessista, anti-neoliberista – come definita nell’appello per la giornata internazionale di sciopero dell’8 marzo 2017 e più in generale dal movimento “non una di meno”. Libertà significa per noi anche la piena autodeterminazione delle persone nel proprio orientamento sessuale, il rifiuto di ogni forma di omofobia e transfobia, la piena affermazione del valore della laicità. Tante esperienze europee, dalla Spagna alla Francia alla Grecia alla Gran Bretagna, dimostrano che le posizioni di una sinistra radicale e in netta rottura con classi dirigenti delegittimate possono conquistare consenso popolare, anzi che solo una sinistra nuova e radicale può contrastare il diffondersi nei ceti popolari della destra razzista e xenofoba che cresce proprio in conseguenza delle politiche neoliberiste sostenute in Europa dai governi di centrodestra e centrosinistra. La sinistra si ricostruisce mettendo in discussione non solo le scelte di Renzi ma quelle del complesso del Partito Socialista Europeo e le politiche dominanti nell’Unione Europea che hanno visto la condivisione di liberali, socialisti e popolari. Non basta dunque invocare genericamente l’unità, bisogna avanzare una proposta credibile ed effettivamente alternativa al PD che faccia delle elezioni un passaggio verso la costruzione di una forza e di uno schieramento popolare che lavori per un’alternativa di società: una sinistra antiliberista, antirazzista, antisessista, democratica e ambientalista che si batta per l’attuazione della Costituzione. Non si tratta dunque di fare una lista per ricostruire il centrosinistra ricontrattando con il PD dopo le elezioni. Parallelamente la sinistra che vogliamo costruire deve fondarsi su un percorso democratico e partecipato che segnali la più netta discontinuità con la stagione del centrosinistra di cui il PD renziano rappresenta solo la fase terminale. Se si ha l’obiettivo di riportare al voto chi ha scelto l’astensione o chi deluso si è rivolto al M5S, la sinistra non deve essere in alcun modo confusa con gli scampoli della fase precedente e deve essere chiaro che non intende allearsi col PD né prima né dopo le elezioni. Serve un percorso basato sulla democrazia e la partecipazione, non un accordo pattizio tra vertici politici. Serve un chiaro rinnovamento nella composizione delle liste, con una forte presenza di chi è impegnato nella società e nei movimenti e la scelta chiara che non siano candidati coloro che negli anni e nei decenni scorsi hanno ricoperto responsabilità di governo nel vecchio centrosinistra.
4
Dobbiamo costruire una lista di sinistra che costruisca l’oggi e il domani, non una lista di reduci chiamati a giustificare gli errori – ingiustificabili – commessi negli ultimi vent’anni e che hanno prodotto la situazione attuale. La sinistra che dobbiamo unire è anzitutto quella che si espressa negli ultimi anni nei conflitti sociali, nelle lotte, nei movimenti per la democrazia, i beni comuni, la giustizia sociale, la solidarietà e la pace. Insomma c’è bisogno di una lista che rappresenti chi ha saputo dire NO. Serve un codice etico e regole (a partire dalle retribuzioni) per elette/i che renda ben chiara l’alterità della sinistra nei comportamenti concreti e una piattaforma radicale per quanto riguarda la lotta alla corruzione. Un programma radicale e un profilo di netta discontinuità col passato sono le condizioni che possono determinare l’unità auspicata dall’assemblea del Brancaccio.

La Segreteria nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

Roma, 23 ottobre 2017

Pubblicato in Attività del Circolo del PRC di Spinaceto | Lascia un commento

Pubblicato in Attività del Circolo del PRC di Spinaceto | Lascia un commento

Comunicato della Segreteria romana del PRC


Partito della Rifondazione Comunista
Federazione di Roma


Alle compagne e ai compagni della Federazione di Roma del PRC
 
 
Care compagne e cari compagni,
 
ieri ci ha lasciato il compagno Franco Zijno, combattente antifascista, iscritto a Rifondazione, padre del compagno Evandro della segreteria di Roma.

Ci uniamo al dolore di Evandro e della famiglia in questo giorno triste.

I funerali si terranno domani, Giovedì 19 ottobre alle ore 10,30 a Spinaceto, alla parrocchia San Giovanni Evangelista, in Via Raffaele Aversa.

La segreteria della Federazione di Roma del PRC.

Roma, 18 ottobre 2017

—————————————–

Federazione PRC Roma
Piazzale degli Eroi 9
Pubblicato in Attività del Circolo del PRC di Spinaceto | Lascia un commento

il compagno e combattente Franco Zijno non sarà più con noi

Franco era un ragazzo quando si arruolò nei
Gruppi di Combattimento
per liberare l’Italia dal fascismo,
non ha mai cambiato bandiera.

Un abbraccio a Evandro da tutti noi

 

Pubblicato in Attività del Circolo del PRC di Spinaceto | Lascia un commento

In piazza per la cittadinanza

È in corso una manifestazione a Montecitorio per l’approvazione della legge sulla cittadinanza.

PRC è presente, nella foto il segretario Acerbo.

Pubblicato in Attività del Circolo del PRC di Spinaceto | Lascia un commento