Tor di Valle: ancora una buona notizia

Ogni tanto qualche buona notizia ci conforta. L’ultima è quella riportata dal Messaggero relativa al pronunciamento dell’Autorità di controllo sui servizi del Campidoglio, pochi giorni fa.

Anche l’Autorità condivide di fatto quello che noi andiamo dicendo da ormai molti anni: la parte trasportistica del progetto non sta in piedi e se il progetto si facesse sarebbe la paralisi di tutto il quadrante. Proprio quello che abbiamo detto anche noi nelle due Conferenze dei servizi svoltesi in Regione. Due farse in piena regola, con l’apoteosi del pressappochismo e dell’azzeccagarbuglismo all’italiana da parte della Direzione Regionale Trasporti della Regione Lazio, che aveva la regia della CdS.

Ci poniamo di nuovo la domanda: ci voleva tanto a capirlo? Ma tutti quei cervelloni tecnici che hanno detto e scritto senza vergognarsi neppure un po’: “va tutto bene madama la marchesa” non hanno niente da dire? Che cosa hanno analizzato durante lunghi mesi? Perché non hanno visto quello che è sotto gli occhi di tutti,   leggendo le fantasiose affermazioni contenute nel progetto?

Siccome non crediamo che di colpo la professionalità di tecnici di Regione, Città Metropolitana, ministeri e Comune sia andata a farsi benedire, la risposta è che questi signori avevano ricevuto input precisi dalla parte politica ed il perché lo hanno spiegato bene i magistrati nella loro inchiesta.

E che dire della sindaca Raggi, che sull’argomento sembra patetica come l’orchestrina che continua a suonare sul Titanic che affonda?

Cos’altro si inventeranno adesso per gratificare il finanziere internazionale Pallotta ed il palazzinaro di turno? Non hanno capito che rischiano di affogare insieme al progetto?

Noi di certo non molleremo, non chineremo la testa come hanno fatto le istituzioni, che non hanno perso occasione per dimostrare ancora una volta di essere più vicine agli interessi di chi specula piuttosto che a quelli dei cittadini.

Buona lettura!

Il Messaggero 0776

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Essere fra i primi non sempre è un pregio …

la Roma Lido ancora in testa alle peggiori linee ferroviarie d’Italia.

I pendolari NON ringraziano!

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TOR DI VALLE. L’ABBIAMO SEMPRE DETTO: IL PROGETTO E’ UNA BUFALA E LA PARTE SULLA MOBILITA’ E’ STATA SCRITTA DA INCOMPETENTI

La vicenda Stadio di Tor di Valle, impropriamente chiamato Stadio della Roma, sta tutta lì a dimostrare quanta ipocrisia ha sempre circondato questo progetto.
Nato come grande opera di interesse privato e nessun interesse pubblico (a parte quello di metterci i nostri soldi in servizi e manutenzione), fonte speculativa di grande arricchimento del palazzinare di turno (Parnasi) e del finanziere internazionale (J. Pallotta), ambedue estranei allo sport e al calcio (si, anche Pallotta, non basta essersi comprato una squadra), il progetto stadio è riuscito ad affascinare amministrazioni bipartisan (prima la giunta PD di Marino/Caudo, poi quella M5S Raggi/Montuori, con la benedizione di Zingaretti/Civita).
Qualunque matricola al primo anno di ingegneria leggendo il progetto sarebbe in grado di fare 2 + 2 e capire che i numeri scritti nel Piano Mobilità sono inventati e irrealistici.
Noi l’abbiamo detto e scritto e abbiamo anche presentato alla Conferenza dei servizi in Regione uno studio sul traffico in zona Tor di Valle con la rilevazione dei veicoli che transitano nella stessa ora di punta presa in considerazione nel testo del progetto. Studio messo agli atti.
Abbiamo contato i mezzi (veri) circolanti su via del mare/Ostiense ed abbiamo smontato la previsione teorica del piano trasportistico.
Abbiamo dimostrato l’impossibilità materiale, a fronte di zero investimenti, che la Roma Lido sopporti un carico aggiuntivo di 20.000 passeggeri/ora che si aggiungerebbero ai 5-6.000 pendolari/ora che oggi viaggiano da Porta S. Paolo in direzione Tor di Valle e Ostia.

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Abbiamo dimostrato che la stazione di Tor di Valle, oggi un cantiere perpetuo senza soluzioni in vista, non può assolutamente reggere l’onda teorica dei 20.000 tifosi che in un’ora dovrebbero attraversare 2 tornelli ed un corridoio largo meno di 2 metri.

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Abbiamo detto che non ci sono e non ci saranno treni sufficienti per viaggiare alla frequenza di 2-3 minuti, ne servirebbero almeno 30, oggi ne circolano 7-8.
Abbiamo detto che l’infrastruttura non può sopportare un tale carico (necessità di altre sottostazioni elettriche, ecc…).
Abbiamo detto che in queste condizioni la gente opterà per la propria autovettura, andando a penalizzare un quadrante oggi già saturo, dall’autostrada per Fiumicino fino alla Pontina ed oltre.
L’abbiamo detto a voce alta, ma non siamo stati ascoltati, a volte addirittura siamo stati derisi. “Voi non capite un cazzo” Peciola – SEL 2014, “Non siete in grado di capire” Panebianco PD 2014, “Che ne volete sapere voi?” Caudo – PD 2014, “La Roma Lido verrà potenziata” Meleo M5S 2018, “Dite sempre le stesse cose, sono stufo di ascoltarvi” Rappresentante dello Stato in CdS 2018.
Solo la Città Metropolitana, essendosi accorta che le nostre denunce non erano infondate, ha richiesto un monitoraggio del traffico di quadrante.

La sindaca Raggi ha ordinato una “due diligence” agli uffici del Comune per  verificare la bontà del progetto ed ha affidato al Politecnico di Torino il compito di analizzarne l’aspetto della mobilità.
Ci chiediamo: ma come è possibile che un progetto approvato dai valenti tecnici del Comune, della Regione della Città metropolitana e dei ministeri possa essere rimesso in discussione a posteriori dagli stessi tecnici che l’hanno approvato a tappe forzate nove mesi fa? Che idea si è fatta la Raggi? Possono gli uffici smentire se stessi? O è tutta fuffa, tanto per dire al popolo che questa giunta ha fatto tutte le verifiche possibili?

E’ pura ipocrisia, oltre che disprezzo per l’intelligenza dei cittadini.

Oggi il Politecnico di Torino, leggendo le carte, dice quello che noi abbiamo sempre detto e tutti cascano dal pero e si interrogano, sembra che si sia scoperta l’acqua calda.
Ma come è possibile che i valenti tecnici di Comune, Regione e Ministeri competenti non siano stati in grado di capire quello che noi abbiamo capito subito?
E’ semplice.

Una volta fatto l’accordo politico fra la coppia Parnasi-Pallotta e la politica (su cui la magistratura ha squarciato il velo), le giunte di turno, a prescindere da chi governa, da bravi servitori dei poteri forti si sono affrettate ad assicurare tutto l’appoggio al progetto stadio “a prescindere”.
Così abbiamo assistito alla calata dei commissari del popolo De Vito e Ferrara (ma si, proprio quello) e dell’assessora Meleo al municipio 9 che doveva discutere l’approvazione della delibera 32/2018 (di domenica!), per assicurarsi che non ci fossero defezioni fra le fila pentastellate, alle rassicurazioni della sindaca Raggi fino al giorno prima dello scoppio dello scandalo e degli arresti e non ultimo la settimana scorsa (“Lo stadio? Nessun allarme”).

Adesso che succederà?
La sindaca che non ci ha ascoltati (e l’assessora che non ci ha mai voluto ricevere nonostante che da un anno e mezzo  chiediamo un incontro per discutere in merito) prenderà atto delle conclusioni a cui è giunto il Politecnico di Torino oppure le getterà nel cestino e procederà all’approvazione della variante urbanistica in modo da favorire il finanziere a stelle e strisce nella più grossa speculazione dal dopoguerra ad oggi? Si renderà responsabile dello sfascio definitivo del quadrante sud-ovest della città?

Noi, che qualcosa mastichiamo di politica, pensiamo che la Raggi e la sua ineffabile giunta non possano fare marcia indietro (anche se magari lo vorrebbero), perchè un accordo politico è un accordo politico ed è più solido di un patto di sangue. La Raggi che stenta a stare a galla pensa che con lo stadio la sua popolarità possa crescere. Inoltre, il M5S, messo all’angolo sulla TAV, non può passare per quello che dice sempre no e quindi qualche si lo deve dire e Tor di Valle è un’occasione pregiata.
Ma la Raggi e la sua corte hanno sbagliato i suoi calcoli.
Come in Val di Susa anche da queste parti c’è gente che non è disposta a cedere e non si lascerà calpestare. E’ bene che lo sappia.
 

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Oggi e sempre resitenza

Dal palco della manifestazione di oggi contro il decreto sicurezza e per i diritti la nostra Tina Costa, staffetta partigiana.

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Sei 1 di noi perché:

il decreto sicurezza è guerra agli sfruttati
#lottadiclasse

Oggi saremo in piazza contro il Decreto Sicurezza di Salvini e contro le politiche del governo giallo-verde che usa il razzismo e la xenofobia per colpire tutta la classe lavoratrice, indipendentemente dalla provenienza e dalla cittadinanza.

Siamo in piazza per l’unità della classe lavoratrice.

a5-fronte

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Dopo il referendum ATAC: che fare?

E’ passata una settimana dalla celebrazione del referendum sulla privatizzazione del trasporto a Roma e quindi è possibile fare una riflessione più pacata sul significato del voto e delle conseguenze.
Intanto non possiamo che esprimere una soddisfazione, anche se parziale, sul non raggiungimento del quorum e quindi sul flop dell’operazione dei radicali insidiosissima, perchè facendo leva su un disagio diffuso e sulla insostenibilità del trasporto a Roma, puntava a aprire una breccia importante nella gestione dei trasporti e in prospettiva, come è facile intuire, costituire un precedente per tutto il paese.
La soddisfazione è parziale perchè avremmo di gran lunga preferito che si fosse raggiunto il quorum ed avesse vinto il NO, l’astensione non è mai un  buon viatico, anche se in questo caso in molti contrari al referendum hanno preferito per sicurezza non andare a votare piuttosto che votare no.
Sicuramente ha vinto anche l’apatia dei romani, che ormai non reagiscono più neppure quando sono sollecitati da messaggi che parlano alla pancia. Si perchè i radicali hanno giocato sporco e lo hanno fatto per conto terzi (il PD), usando molte bugie nella loro lunga campagna elettorale , ma l’obiettivo vero era far fuori ATAC e dare la torta a qualche cavaliere bianco dei poteri forti, amico degli amici.
Ci hanno provato in tutti i modi, con dispendio di energie (e di soldi) ma soprattutto contando su un supporto nemmeno tanto velato dei media locali e nazionali, tutti ansiosi di vedere finalmente un premio alla battaglia  che conducono da anni per conto dei gruppi industriali che li controllano, sulla privatizzazione di qualsiasi cosa sia pubblica che possa essere alienata, meglio se regalata.

La politica “ufficiale” si è tenuta in disparte da questo bailamme, a parte il PD e il PR come già detto: la destra silente, ma occupata soprattutto a criminalizzare migranti e militarizzare il paese, il M5S solo poche volte si è schierato (per il No) e lo ha fatto sommessamente, quasi con pudore.
E’ toccato come al solito alla sinistra diffusa, seppur scalcagnata, tenere alta la bandiera dei valori, dei beni comuni, della difesa dei diritti e lo ha fatto con i pochi mezzi che ha.
I comitati per il NO sono riusciti anche a fare cose unitarie e a parlare con una voce sola, cosa non di poco conto di questi tempi. Poco presenti partiti e partitini, Rifondazione ha fatto la sua parte con due  volantinaggi massicci in contemporanea in una decina di punti nevralgici della città e partecipando alle iniziative sui territori.
Viene da pensare che la sinistra, di solito sconfitta alle elezioni, si prende la sua rivincita nei referendum (Acqua, Costituzione, ATAC), dove riesce a farcela nonostante le forze avversarie siano soverchianti. E questa dovrebbe essere una riflessione attenta per tutti noi.
Siamo riusciti però a far capire che il referendum era strumentale e che non avrebbe in nessun caso risolto la situazione drammatica di cittadini e lavoratori che sono le due facce della stessa medaglia. Non potevano votare le centinaia di migliaia di pendolari che vivono nell’hinterland ed ogni giorno si riversano in città per poter lavorare, non erano coinvolta la gestione delle tre ferrovie ex-concesse (di proprietà della Regione) e non si capisce in che modo ne sarebbe riuscito coinvolto il pezzo di Roma TPL, già privatizzato ed esempio di fallimento totale.
Anche se avesse vinto il SI e ci fosse stata la privatizzazione è chiaro che non si avrebbero avuti i miracoli promessi dai radicali e dal PD: il traffico su gomma sarebbe rimasto lo stesso, i finanziamenti dello stato, così come di Regione e Comune, non sarebbero arrivati, i controlli di Regione e Comune non ci sarebbero stati come non ci sono oggi.

Noi non siamo mai stati per il mantenimento dello status quo, abbiamo detto sempre che a Roma i trasporti sono indecenti e la città merita ben altro. Abbiamo detto che il problema della mobilità a Roma è molto complesso e non si risolve certo con un referendum: innanzitutto serve una visione futura della città e del suo sviluppo, che non c’è e che non c’è mai stato. A differenza di quello che succede in Europa.
La città è cresciuta selvaggiamente con nuovi insediamenti fatti sui terreni comprati dal palazzinaro di turno, sempre più nella periferia estrema dove poi bisogna portare il trasporto.
Nessuna idea di come fare per fermare il traffico quotidiano in entrata, che non dovrebbe oltrepassare il GRA e dovrebbe trovare applicazione concreta nell’intermodalità con mezzi di scambio collettivi e pubblici. E soprattutto una robusta cura del ferro.
Cosa serve a Roma?

L’abbiamo scritto nei volantini che abbiamo distribuito a migliaia:
– aumento dei fondi, statali e non, per l’acquisto di nuovi mezzi, per la manutenzione e per l’assunzione di nuovo personale di guida;
– azzeramento dello strato apicale di ATAC e sua sostituzione con nuovo personale capace e non legato alla logica spartitoria dei partiti di governo di turno;
– efficientamento di ATAC e un piano di rientro del debito credibile;
– controllo di Regione e Comune sulla qualità del servizio;
– partecipazione degli utenti e dei lavoratori non alla gestione ma al controllo dell’efficienza del servizio.
ATAC deve uscire dall’ibrido in cui si trova, cioè essere una SPA ma controllata da un ente pubblico, deve tornare a pieno titolo un ente di diritto pubblico nell’ambito comunale.

Adesso è importante non rompere le righe, sazi del successo (parziale) ottenuto.
Non possiamo continuare a fare catenaccio ogni volta che c’è un attacco in grande stile sui nostri diritti e sui beni comuni: prima o poi ci fregano.
Dobbiamo giocare in contropiede a partire da quello che si è costruito in questi mesi, dai comitati e le forze politiche e sociali che hanno fatto la battaglia con noi. Rimaniamo uniti e rilanciamo le nostre proposte, che sono largamente unitarie, scateniamo un’offensiva sui beni comuni che a partire dal trasporto comprenda anche rifiuti, decoro (AMA) e tutte le altre municipalizzate che danno servizi essenziali in questa città.

Serve un grande movimento rivendicativo di lotta sui beni comuni, che saldi le tante battaglie difensive che ci sono oggi.
E’ un percorso lungo e difficile ma ce la possiamo fare.
Dipenderà molto da noi.

 

 

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Chi lotta, rischia di vincere… #UnitiPossiamo

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Roma manifestazione sfratto e sgomberi zero !

#unioneinquiliniroma
#unioneinquilinispinaceto
#rifondazionecomunista
#poterealpopoloi105
#unitipossiamo

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COMUNICATO ASSEMBLEA POTERE AL POPOLO 9 MUNICIPIO

Il giorno 8 ottobre si è riunita l’assemblea di Potere al Popolo del 9 municipio per discutere della situazione politica, delle adesioni e degli statuti messi in votazione.
Dopo una lunga discussione l’assemblea:

– ha valutato molto negativamente la scelta del Coordinamento Nazionale provvisorio di forzare ed andare al voto sui due statuti, nonostante questo si configurasse come un’evidente spaccatura e nonostante le molte voci che si sono levate per evitare che si giungesse ad una conta contrapposta,
– ritiene  che lo spirito iniziale con cui è nato Potere al Popolo, l’entusiasmo e la speranza siano stati vanificati in questi ultimi mesi e l’inclusione di fatto abbandonata, procedendo a colpi di maggioranza,
– ritiene che la frattura generata metta a repentaglio  la costruzione di un forte movimento di opposizione nel paese, di cui Potere al Popolo dovrebbe essere la spina dorsale,
– ritiene che la polarizzazione sul voto generata dal Coordinamento Nazionale provvisorio abbia incrinato la certezza dei militanti e generato una ferita destinata a rimanere nel tempo,
– ritiene che le forzature operate nell’ultimo periodo e la gestione non trasparente della comunicazione costituiscano un pessimo esempio ed una pratica settaria e a vocazione minoritaria

e per tali motivi l’assemblea, valutato  che non ci sono le condizioni minime per lo svolgimento dell’esercizio di voto in maniera corretta e democratica, di conseguenza decide di non partecipare alla consultazione.
Approvato all’unanimità

Potere al Popolo
9 Municipio Roma

 

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Paolo Ferrero su “Potere al Popolo!”

https://youtu.be/X02mSwY2Ui0

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